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Lecce, lei è incinta la società la licenzia

di MAURO BORTONE
LECCE - Vendeva integratori per la gravidanza per conto di un’azienda farmaceutica, ma quando ha comunicato di essere rimasta a sua volta incinta, è stata licenziata. È l’incredibile storia di Roberta Martignago (foto), biologa leccese, 32 anni, madre di un bimbo di 11 mesi, Matteo, raccontata mercoledì nel corso della trasmissione «Le iene». Ora lavora per un’altra azienda, ed ha avviato una battaglia legale. Sono in corso una causa civile ed una penale
Lecce, lei è incinta la società la licenzia
di Mauro Bortone

LECCE - Licenziata da un’azienda farmaceutica che vende integratori per la gravidanza perché rimasta incinta: è l’incredibile storia di Roberta Martignago, 32enne biologa leccese e madre di un bimbo di 11 mesi, raccontata nell’ultima puntata della trasmissione «Le iene».Il suo calvario ha avuto inizio a giugno del 2013, quando al terzo mese di gravidanza ha comunicato al suo referente d’azienda di aspettare un figlio. Le congratulazioni e le rassicurazioni di quella sera, la mattina dopo hanno subito un’inspiegata mutazione genetica. Mentre è in auto, Roberta riceve una telefonata dalla stesso suo referente, il quale le dice che l’azienda è rimasta spiazzata da quella comunicazione e l’accusa di non aver mostrato la giusta «sensibilità» nei confronti dei suoi datori di lavoro.

«Ero sconvolta – racconta – e per paura di sentirmi male ho chiesto di essere richiamata una volta arrivata a casa». Un’ora dopo, la 32enne torna a parlare col suo referente, che le ripete per filo e per segno quanto già comunicato. Questa volta, però, Roberta non è sola: con lei c’è il suo compagno e insieme registrano la conversazione. L’azienda le contesta di non essere stata interpellata prima, argomentando sull’iter che la donna avrebbe dovuto seguire per una gravidanza, e le intima di rimettere in 24 ore il proprio mandato, pena la richiesta di riconsegnare tutti i propri guadagni. Lei rifiuta e nel giro di poche ore riceve formale richiesta di restituzione di 8mila euro in contanti e il benservito. La casa farmaceutica si è giustificata sottolineando che Roberta è stata licenziata per «scarso rendimento».

«Senza risultati - risponde lei - non avrei lavorato lì per due anni e mezzo». Solo pochi mesi prima aveva ricevuto aumenti sullo stipendio a dimostrazione di quanto fosse brava. Sotto il profilo legale, sono in corso due cause: una civile e una penale. Ma non c’è risarcimento dinanzi a quanto le è accaduto. La rabbia risale ogni volta che qualcuno le fa notare che questo è sempre stato l’andazzo in Italia. «In un Paese civile - sostiene - non può e non deve accadere». Ora Roberta ha trovato lavoro in un’altra azienda e si è messa alle spalle un incubo, di cui oggi parla col sorriso, nonostante il dolore dei mesi scorsi, emblema dei patimenti di una intera generazione messa sotto scacco dalle regole della precarietà ad ogni costo. La consolazione le arriva dal volto sorridente di suo figlio, Matteo, e dalla presenza rassicurante del suo compagno: «Sono le cose importanti della vita». È una consapevolezza da cui ripartire.

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