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Crollo di Castro condannati in sette

CASTRO - La colpa, secondo i due esperti, sarebbe consistita nella «imprudenza, imperizia, negligenza e inosservanza di regole di sicurezza nell’esecuzione di lavori edili». Il terribile crollo, che per fortuna non fece alcuna vittima, non sarebbe da addebitare, in pratica, a cause naturali o a smottamenti, ma agli interventi effettuati nel tempo nei locali che circondavano la bellissima piazzetta (nella foto il crollo del 2009)
Crollo di Castro condannati in sette
CASTRO - Si è concluso con sette condanne e sei assoluzioni il processo nato dal crollo di piazza Dante a Castro, avvenuto il 31 gennaio 2009. Nella tarda mattinata di ieri, il giudice monocratico del Tribunale di Lecce Pasquale Sansonetti ha inflitto la pena più alta, due anni di reclusione, a Maria Rosaria Fedele ed al marito Marcello Baccaro, titolari della pasticceria «Le Delizie», ed a Antonio Ciriolo, locatario del negozio «Sport Pesca sport»; hanno rimediato un anno e mezzo di reclusione, invece, Gabriele Fersini, proprietario dello «Speranbar »; Luigi Fersini, direttore dei lavori; Angelo Rizzo ed Antonio Fersini, due dei componenti della Commissione edilizia.

Tutti sono stati condannati al risarcimento nei confronti delle 28 parti civili costituite in giudizio, da liquidarsi in separata sede. Assoluzione con formula piena è stata invece pronunciata nei confronti del il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, Antonio Schifano; di Giovanna Lazzari, proprietaria del negozio «Sport Pesca mare», e degli altri due componenti della Commissione edilizia, Rinaldo Coluccia e Gaetano Ciccarese. Per i due titolare delle imprese che hanno eseguito i lavori, Domenico Fersini e Francesco Rizzo, è stata emessa sentenza di assoluzione «per non aver commesso il fatto».

Le accuse erano state formulate dal pubblico ministero Giu - seppe Capoccia sulla scorta della consulenza redatta dal professor Amedeo Vitone e dall’ex comandante dei Vigili del fuoco di Lecce, Pietro Foderà. La colpa, secondo i due esperti, sarebbe consistita nella «imprudenza, imperizia, negligenza e inosservanza di regole di sicurezza nell’esecuzione di lavori edili». Il terribile crollo, che per fortuna non fece alcuna vittima, non sarebbe da addebitare, in pratica, a cause naturali o a smottamenti, ma agli interventi effettuati nel tempo nei locali che circondavano la bellissima piazzetta, e che avrebbero compromesso la staticità della parete rocciosa.

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