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Università islamica progetto a Lecce

LECCE - Dovrebbe sorgere nell'ex Manifattura: studi sull'arabo, Corano e la Sharia. È il sogno di Giampiero Kalhed Paladini, un salentino originario di Magliano, che due anni fa ha sposato la religione islamica ed ora è il presidente del consorzio Confime - Confederazione imprese mediterranee - un pool di aziende che operano tra Nordafrica e Medioriente, disposte ad investire 50 milioni di euro
Università islamica progetto a Lecce
LECCE - Un’università islamica a Lecce. Sarebbe la prima in Europa e, in linea con quanto avviene negli istituti analoghi, l’intero pacchetto formativo ruoterebbe attorno all’Islam, con lo studio principalmente di materie religiose (a partire dal Corano) e del diritto islamico (a partire dalla Sharia). Indispensabile, naturalmente la conoscenza dell’arabo, che per questa ragione rientra fra i corsi complementari da studiare a parte. Le altre università simili nel mondo ospitano anche un luogo di culto, che spesso è una vera e propria moschea annessa all’università.L’ipotesi di unUniversità islamica a Lecce ha iniziato a circolare in questi giorni in città.

È il sogno di Giampiero Kalhed Paladini, un salentino originario di Magliano, che due anni fa ha sposato la religione islamica ed ora è il presidente del consorzio Confime - Confederazione imprese mediterranee - un pool di aziende che operano tra Nordafrica e Medioriente, disposte ad investire cinquanta milioni di euro per creare un centro di cultura islamica. Lo spunto è offerto da un vecchio opificio abbandonato per la lavorazione del tabacco che sorge in via Birago. Un immobile di proprietà della società Red, di Milano, che potrebbe cederlo a Confime per 12 milioni di euro. La struttura, adeguatamente trasformata, potrebbe ospitare il polo culturale islamico, tanto che lo stesso Paladini ha già avviato un dialogo con la società Red per l’eventuale acquisizione dell’immobile. Tutto ancora nelle intenzioni, ma l’interesse sembra concreto. Tanto che negli ambienti politici cittadini inizia a prender piede un dibattito, con reazioni di segno opposto, alcune più aperte, altre più caute.

«Prima di parlare di una fattibilità urbanistica, di un’eventuale variazione di destinazione d’uso - ha spiegato l’assessore allo Sviluppo del territorio, Severo Martini(Fi) - occorre avviare una riflessione approfondita sul contesto. Certamente senza pregiudizi di sorta, ma bisogna fare delle valutazioni su tutto ciò che il progetto potrebbe rappresentare per la città, sia in positivo che in negativo». E il segretario cittadino del Pd, Fabrizio Marra, rileva come «sebbene l’iniziativa non possa essere oggetto di censure da parte di nessuno, poiché garantita dalla Costituzione, occorre un dibattito vero sull’insediamento di un plesso universitario che avrebbe - finora unico in Italia - un’incidenza su tutto il bacino del Mediterraneo».

Damiano D’Autilia, capogruppo di Forza Italia al Comune di Lecce, ha annunciato che sabato prossimo porterà la questione all’attenzione del coordinamento provinciale del partito. La nascita di un’università islamica, ha sostenuto, «non può dipendere da un sì o da un no e non può certamente essere stabilita soltanto attraverso una variazione di destinazione d’uso di una struttura. Programmazione e consultazione popolare sono le parole d’ordine per non sbagliare».

Il consigliere regionale di Ncd Andrea Caroppo, è intervenuto ieri per chiedere «chiarezza e trasparenza sull’“identità” dei fondi esteri islamici che per conto di tale “Confederazione delle imprese mediterranee” che sarebbero pronti ad investire decine di milioni di euro nella iniziativa».

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