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Bcc Terre d'Otranto salta l'intesa su cda stallo nella  gestione

di TONIO TONDO
Quattro ore di discussione accesa, nel seminterrato della Banca di credito cooperativo di Terra d’Otranto a Carmiano, non sono state sufficienti a designare i due nomi da cooptare per ripristinare l’integrità del consiglio di amministrazione in sostituzione dei due dimissionari, tra cui l'ex presidente Dino Mazzotta, coinvolto in un’inchiesta giudiziaria. La situazione di stallo rende sempre più realistica l’ipotesi di un commissariamento da parte della Banca d’Italia
Bcc Terre d'Otranto salta l'intesa su cda stallo nella  gestione
TONIO TONDO

Quattro ore di discussione accesa, nel seminterrato della Banca di credito cooperativo di Terra d’Otranto a Carmiano, non sono state sufficienti a designare i due nomi da cooptare per ripristinare l’integrità del consiglio di amministrazione in sostituzione dei due dimissionari, Rossana Fella per motivi personali e Dino Mazzotta, l’ex presidente coinvolto in un’inchiesta giudiziaria. Lo scontro è sul profilo dei candidati: il presidente facente funzioni Raffaele Potì insiste sulla necessità di favorire l’ingresso di persone indipendenti, oltre che competenti; il gruppo di Carmiano che fa riferimento ai fratelli Mazzotta (Dino e Giancarlo, il sindaco della cittadina) ha invece presentato due nomi che non risponderebbero ai requisiti. Su uno in particolare ci sarebbe il “no” del collegio sindacale che in base allo statuto è chiamato a dire l’ultima parola sulle designazioni.

La situazione di stallo rende sempre più realistica l’ipotesi di un commissariamento dell’istituto di credito da parte della Banca d’Italia. Soluzione questa che consentirebbe una fase di serenità nella banca e un rinnovamento profondo sia della governance sia della gestione operativa.

L’attuale conduzione è chiaramente precaria. Dopo l’avvio dell’inchiesta giudiziaria, con 11 indagati per estorsione aggravata dalle modalità mafiose, oltre all’allontanamento dell’ex presidente, ha abbandonato il suo posto anche il direttore generale Leonardo Mansueto che ha preferito trasferirsi alla Bcc di Ostuni. Mansueto è stato a Carmiano per cinque anni e ora le funzioni della direzione generale sono affidate al vice, Gianni Ciccarese. I due vertici, quindi, sono indeboliti nel loro ruolo perché non eletti né designati da un organo legittimato a farlo.

Ieri sera tra i nove consiglieri riuniti nell’interrato la tensione era palpabile. Sono volate anche parole grosse. Sembra che un consigliere di Carmiano, Paolo Leaci, si sia particolarmente dato da fare per far passare la linea della semplice cooptazione che ripristinerebbe la prevalenza della rappresentanza di Carmiano, sei su 11, rispetto ai componenti del consiglio provenienti da Melendugno e Borgagne. Questo assetto, collaudato in 20 anni di equilibri gestionali, è entrato in crisi. Sia perché l’inchiesta del pm Carmen Ruggiero, che opera anche nella sua funzione di magistrato dell’antimafia, ha messo in luce relazioni inquietanti tra soggetti interni alla banca e personaggi dell’economia salentina coinvolti in altri procedimenti penali; sia perché alcune posizioni creditizie e di gestione stanno preoccupando i controllori. A questo sono da aggiungere le dure conseguenze della recessione economica, con sofferenze e partite incagliate. Fatti questi che consiglierebbero una riflessione accurata e prudente, con l’assunzione di nuove responsabilità da parte degli amministratori e una proposta di gestione all’altezza delle difficoltà.

«Ci siamo aggiornati» ha riferito un membro del consiglio. I nomi s’incrociano e si eliminano. Il collegio sindacale, presieduto da Mario Salesi, vorrebbe un cambio di rotta radicale, con personalità di valore indiscusso e indipendenti dalle cordate politiche. Un salto difficile per gli attuali equilibri, bloccati dal passato e dalla paura dell’incertezza.

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