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Galatina, guerra tra separati a «colpi» di piatti e bicchieri

GALATINA - Una «guerra» tra separati senza esclusione di colpi. Compreso quello di arraffare tutto il possibile, pure i regali di nozze: servizi di piatti, robot da cucina e tanto altro ancora.La vendetta di una moglie? No, il protagonista è un marito a quanto pare col dente avvelenato, che per quei «prelievi» è finito sotto inchiesta per appropriazione indebita. Quanto al «maltolto», il giudice ha pensato bene di sequestrare tutto
Galatina, guerra tra separati a «colpi» di piatti e bicchieri
GALATINA - Una «guerra» tra separati senza esclusione di colpi. Compreso quello di arraffare tutto il possibile, pure i regali di nozze: servizi di piatti, robot da cucina e tanto altro ancora.La vendetta di una moglie? No, il protagonista è un marito a quanto pare col dente avvelenato, che per quei «prelievi» è finito sotto inchiesta per appropriazione indebita. Quanto al «maltolto», il giudice ha pensato bene di sequestrare tutto.

Lui è un 41enne di Galatina. Nelle scorse ore, dinanzi al Tribunale del Riesame (presidente Silvio Piccinno) ha chiesto il dissequestro dei beni assistito dall’avvocato Mario Stefanizzi. I sigilli risalgono al mese scorso, disposti dal sostituto procuratore Paola Guglielmi dopo la separazione dei coniugi, entrambi dipendenti in ditte private. Sotto chiave sono finiti un «Bimby», alcuni vasi, servizi di piatti, un set di bicchieri di acqua e vino, un servizio da caffè composto da caraffa, lattiera, zuccheriera, dodici tazzine ed altrettanti piattini, nonché diversi album fotografici. A denunciare quanto accaduto la moglie dell’indagato (assistita dall’avvocato Oronzo Maggiulli), che reclamava la restituzione dei beni. Una richiesta che nasceva dall’accordo di separazione consensuale firmata a febbraio di due anni fa dalle parti e dai rispettivi avvocati, recepito dal Tribunale di Lecce.

Entrambe le parti avevano convenuto che mobilia e suppellettili presenti al piano terra sarebbero stati assegnati all’uomo mentre quelli posizionati al primo piano sarebbero stati attribuiti alla donna. Forte di quell’accordo la ex moglie aveva già provveduto a portare via tutti i mobili di sua spettanza mentre secondo quanto sostenuto dall’avvocato dell’allora marito, i beni sequestrati, proprio in virtù di quell’accordo, erano rimasti nella disponibilità del 41enne il quale aveva sempre opposto un netto rifiuto a consegnarli all’ex coniuge. Nella richiesta di dissequestro l’avvocato Stefanizzi ha ribadito come la ex moglie del proprio assistito abbia sempre avuto la chiara la volontà dell’ex marito di non volerle consegnare i beni reclamati, perché di proprietà dell’uomo o perché assegnati a lui già da tempo. Tra i tanti, per esempio, il robot da cucina che sarebbe stato acquistato dall’uomo con un finanziamento in rate mensili di 56 euro. I giudici si sono riservati la decisione, nel frattempo l’inchiesta va avanti e il robot da cucina, a quanto pare oggetto dei desideri della donna resta sotto chiave.

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