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Duemila pasticciotti alle nozze di Clooney

LECCE - Duemila pasticciotti salentini alle nozze di Clooney. L’autore dell’insolito regalo è un artigiano di Galatina, Piero De Lorenzis, il quale asserisce di essersi recato personalmente a Venezia col dolce dono della sua terra, preparato però in un laboratorio di Milano da un pasticcere salentino, Andrea Ascalone, di Soleto. La sposa ha gradito molto il dono e ne ha mangiati subito tre (nella foto, George Clooney con Amal Alamuddin)
Duemila pasticciotti alle nozze di Clooney
LECCE - Duemila pasticciotti salentini per le nozze hollywoodiane di George Clooney e Amal Alamuddin. Le delizie leccesi sono giunte nel lussuossissimo palazzo Papadopoli di Venezia durante i grandi festeggiamenti per il «matrimonio dell’anno» in terra italiana.

Mille pasticciotti sono stati portati al ricevimento da Piero De Lorenzis, artigiano di Galatina, il quale asserisce di essersi recato personalmente col dolce dono della sua terra, preparato però nel laboratorio di Milano. «Sono stati lavorati e infornati lì - dice - perché il pasticciere è salentino, si chiama Andrea Ascalone, è di Soleto, solo omonimo del pasticcere galatinese».

Le altre mille golosità sono arrivate da un altro salentino ma, secondo quanto spiega De Lorenzis, «è stato solo un caso e lo abbiamo scoperto solo quando ci siamo incontrati lì».

Si è trattato, comunque, di un mega-dono agli sposi, nato da un gesto spontaneo. «Un regalo di nozze - aggiunge l’artigiano galatinese per far pubblicità al dolce simbolo del nostro Salento».

Ma come è riuscito De Lorenzis ad approdare nel mondo patinato di George e Amal? «Conosco chi ha organizzato il matrimonio - sottolinea ancora - a loro ho espresso questo mio desiderio, hanno acconsentito, quindi ero in possesso di tutti i permessi».

La fascinosa Amal Alamuddin ha molto gradito il particolare «dono di nozze». «Ne ha gustati tre subito - esclama l’artigiano galatinese - e mi ha detto che le piacevano moltissimo».

E Clooney? «Lui - risponde - certamente li avrà mangiati dopo che sono andato via, era impegnato con gli altri invitati mentre ero con la signora Amal, quindi non l’ho potuto vedere».

Il pasticciotto leccese colpisce ancora, insomma, un tocco di Puglia che a sorpresa è andato a incastonarsi nel banchetto nuziale fra aragosta, risotto al limone e la polenta fritta con funghi del menu a «cinque stelle» del super-chef Riccardo De Prà.

Ieri, l’ufficialità delle nozze nel Municipio a Venezia nelle sale di Cà Farsetti, off-limits a pubblico e giornalisti, davanti all’amico Walter Veltroni, che con la fascia tricolore ha letto i tre articoli del codice civile che sanciscono l’unione. Niente tradizionale lancio del riso agli sposi mentre uscivano dallo storico Palazzo di Città, ma il crepitio degli scatti dei telefonini, mentre le reflex con potenti zoom dei fotoreporter erano appostate nel Canal Grande, in Riva del Vin, e sulle finestre delle case.

E mentre George e Amal sfilavano oltre, una ragazzina ha chiamato casa, urlando incredula: «Mamma non sai chi ho visto!». Quattro giorni di show hollywoodiano nella Serenissima, con l’unica assenza del momento forse più atteso: il giro in gondola della coppia dell’anno. Poi, come nei film, titoli di coda e «The end». Nel mezzo un piccola storia di bontà pasticcera firmata dalla terra salentina che non finisce mai di stupire.

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