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Resort negato a Nardò Spunta una «leggina» approvata un anno fa Vendola: al diavolo chi viene con un pacco di denari Quel sì a Prg tutto cemento

di TONIO TONDO
LECCE - La signora inglese che ha rinunciato all'investimento da 70 milioni tradita da una leggina approvata dalla Regione in tutta fretta nel 2013. la norma prevedeva la possibilità di realizzare opere espiantando e ricollcoando ulivi, ma a condizione che la lottizzazione (200 villette) fosse stata approvata. Nel caso della Alison, il piano era stato solo «adottato». E nella zona non c'è il censimento delle piante. Il Governatore: no agli ulivi coem vendita sulle bancarelle
Resort negato a Nardò Spunta una «leggina» approvata un anno fa Vendola: al diavolo chi viene con un pacco di denari Quel sì a Prg tutto cemento
TONIO TONDO
LECCE - La signora americana Alison Deighton, moglie di un politico conservatore inglese, che vorrebbe portare nel Salento i suoi connazionali e anche quelli del marito a riposare sotto le chiome antiche degli ulivi monumentali di S. Isidoro sullo Jonio, è stata «tradita» da una parolina, semplice e ambigua, di una leggina approvata in modo superveloce con un voto bipartisan ad aprile 2013. Una di quelle norme che rappresentano il vanto bizantino di legislatori e amministratori di ogni ordine e grado.

Un articolo, il primo della leggina numero 12, consente ed estende la deroga ai divieti e ai vincoli a difesa degli ulivi storici «ai piani attuativi di strumenti urbanistici generali…ubicati nelle zone B e C con destinazioni miste alla residenza…». Non solo, quindi, si possono spiantare e ricollocare gli alberi per realizzare opere pubbliche come stabiliva la prima legge di tutela del 2007; con la deroga del 2013 anche i privati possono beneficiare di una scorciatoia.

L’unica condizione, sufficiente però a lasciare in mezzo al guado la signora Alison e la sua società Sarparea srl, è che il piano attuativo, cioè la lottizzazione, sia stato approvato prima del voto in consiglio. La proposta della manager, in attuazione del piano regolatore di Nardò del 2001, a quella data era stata solo adottata dal consiglio comunale, in attesa delle autorizzazioni regionali da circa quattro anni (l’adozione del consiglio comunale è del 12 dicembre 2009, ndr).

I «no» del servizio paesaggio della regione e del ministero dei beni culturali hanno congelato e forse interrotto definitivamente il procedimento facendo svanire il sogno di Alison Deighton. Neanche una sentenza del Tar di Lecce che dà ragione alla società e censura come «contraddittorio, illogico e arbitrario» il comportamento della Regione risolve il caso. Lo scontro continuerà fino al Consiglio di Stato. Così incertezza e attesa snervante hanno minato la tenacia dell’imprenditrice che potrebbe lanciare la spugna e abbandonare un investimento di 70 milioni.

Si possono costruire 200 villette in mezzo agli spazi tra ulivi dai tronchi contorti dal tempo e dagli spasmi di una terra arida con rocce affioranti e una geomorfologia modellata dall’uomo e dalle brezze marine? La signora americana dice di sì e anzi è convinta che proprio con un uso economico di quel suolo gli alberi possono continuare a vivere, produrre olio buono ed essere ammirati.

«Proprio quegli alberi – sostiene – rappresentano il valore dell’iniziativa». Insomma contesto rurale e turismo possono convivere, anzi la produzione agricola potrebbe essere rilanciata dalla presenza di centinaia di villeggianti alla ricerca di nuove esperienze. Un’altra donna, Angela Barbanente, docente di urbanistica, oppone il suo «no». Non un no ideologico e pregiudiziale, ci tiene a dire, ma di merito. La vera opposizione, sembra dire, viene dalla Soprintendenza, un diniego «non superabile» con un parere favorevole da parte della Regione. E poi, aggiunge l’assessore, «con quel progetto tutelare gli alberi è praticamente impossibile». Troppo stretti gli spazi per le villette per non interferire con le radici; gli alberi hanno bisogno di un’area protettiva e la lottizzazione non li salvaguarderebbe.

Nei 22 ettari di uliveto, tra la litoranea S. Isidoro-Porto Cesareo e la provinciale per Copertino, oltre i 300 metri di costa tutelati dal decreto Galasso, in un’oasi miracolosamente salvata dall’abusivismo che la circonda, operano due regimi di tutela. Uno è del Piano urbanistico territoriale tematico (Putt/p), entrato in vigore nel 2001; l’altro è intervenuto più tardi e riguarda la salvaguardia degli ulivi monumentali. L’uliveto ricade in un ambito territoriale «D» (la scala di valore del Putt è da «A» a «E»), l’ultimo per il quale è richiesto il parere paesaggistico. Nell’ambito «D» agisce un vincolo abbastanza blando e però gli interventi devono essere calibrati bene per tutelare la «significatività» dei territori. Gli aspetti significativi riguardano la vegetazione e la geomorfologia, cioè gli alberi e i rilievi fisici del suolo, con le rocce affioranti e la loro dislocazione tra gli alberi. Barbanente sostiene che il comune di Nardò non ha adeguato i suoi strumenti urbanistici ai valori e ai vincoli del Putt. Bene quindi avrebbe fatto a rimandare indietro il piano di lottizzazione subito dopo l’adozione senza aspettare anni.

Il regime di tutela degli ulivi monumentali assomiglia alla nebbia fitta. La legge è del 2007 e ancora siamo al secondo censimento. Sembra che in località Sarparea al primo censimento sono risultati con le caratteristiche della monumentalità (diametro del tronco superiore ai 100 centimetri ed età della pianta) 18 alberi; con il secondo una novantina. Se la Regione avesse veramente voluto custodire l’eccezionalità del luogo avrebbe dovuto esercitare ben altre iniziative: dal censimento scrupoloso delle piante alla loro catalogazione fino al riconoscimento del valore unitario del contesto, come un bosco prezioso perché rimodellato dalla presenza e dal lavoro dell’uomo. Come 30 anni fa la Regione istituì il Parco di Porto Selvaggio, a seguito anche dell’emozione provocata dall’omicidio di Renata Fonte, con la stessa energia si doveva procedere alla definizione di una tutela assoluta dell’area, senza titubanze ed esercizio discrezionale del potere. Purtroppo, il sistema del potere regionale agisce caso per caso, a volte fuori da un quadro legale di certezze e con leggi che aggrovigliano procedure e relazioni istituzionali e sociali.

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