Martedì 17 Luglio 2018 | 15:56

«Notte della Taranta» Una folla in delirio si ubriaca di pizzica

di FLAVIA SERRAVEZZA
Quattro ore di pizzica “indiavolata”, ritmo ed euforia con il maestro Giovanni Sollima e l’O rchestra popolare della Taranta. Il 17esimo Concertone di Melpignano regala una lunga, caldissima (e appiccicosa) “Notte” di pura world music agli oltre centomila “tarantati” radunati nel piazzale degli Agostiniani per il consueto “happening”. Tradizione e spettacolo, rito e rituale trovano compimento in questa festosa Woodstock del Sud
«Notte della Taranta» Una folla in delirio si ubriaca di pizzica
di FLAVIA SERRAVEZZA

Quattro ore di pizzica “indiavolata”, ritmo ed euforia con il maestro Giovanni Sollima e l’O rchestra popolare della Taranta. Il 17esimo Concertone di Melpignano regala una lunga, caldissima (e appiccicosa) “Notte” di pura world music agli oltre centomila “tarantati” radunati nel piazzale degli Agostiniani per il consueto “happening”. Tradizione e spettacolo, rito e rituale trovano compimento in questa festosa Woodstock del Sud che non tradisce le aspettative di habituè e neofiti.

Roma, Bologna, Napoli, Cosenza, Trieste, poi Francia, Spagna, Germania, perfino Australia, arrivano da ogni angolo del mondo per la Notte della Taranta, pronti ad abbandonarsi - tra un selfie e l’altro - al ritmo che scorre nel ventre di questa terra. È ancora luce quando risuonano le prime note sul palco, quelle di Giovanni Avantaggiato, il più anziano “albero di canto”del Salento (91 anni), nato e cresciuto a Corigliano d’Otranto, chiamato a dare le prime avvisaglie sonore col suo inseparabile organetto, accompagnato dalla moglie Angela, figli e nipoti nel suggestivo viaggio tra stornelli e canti “a parauce” (le polifonie salentine). Poi la pizzica incontra i ritmi del Mediterraneo con i salentini Petrameridie e il percussionista napoletano Tony Esposito. Infine la voce stridula e coinvolgente di Antonio Castrignanò, con i brani del nuovo “Fomenta”, a fare da apripista del Concertone.

Quand’è ormai buio, non si vede più la fine dei volti imperlati di sudore, in attesa che sul palco salgano Orchestra e ospiti, e il loro direttore. Ed è il violoncello del maestro siciliano, all’unisono con altri cinque “celli”, a scatenare le danze con una “Pizzica indiavolata”, ouverture strumentale che culmina in un’esplosione di energia al ritmo dei tamburelli. A differenza della passata edizione, Sollima spoglia di tanti orpelli gli arrangiamenti, sfrutta al massimo la tensione delle sue “corde” e i ritmi puri della tradizione per costruire con l’Orchestra una performance irrequieta e lieve, bruciante e siderale. Per ogni brano, che sia una pizzica, un canto d’amore, di guerra o di lavoro, crea un quadro sonoro con cui dimostra di aver colto il “senso”, la forza straordinaria che è nelle radici di questa musica arcaica.

Seducono le voci delle “vestali” della Taranta che appartengono a Enza Pagliara, Ninfa Giannuzzi, Alessia Tondo, Stefania Morciano e Maria Pia Mazzotta. Questa volta il maestro lascia che siano gli ospiti a “contaminare”, ad aprire finestre su altri mondi musicali. I ritmi tribali della vicina Africa si materializzano con la “star” Bombino, il bluesman del Deserto che imbraccia la chitarra elettrica e approccia una timida “Lu rusciu te lu mare” insieme alla soave Alessia. Poi si lascia andare nella “Pizzica Tamasheq”, un brano inedito dell’Orche - stra popolare, nato in sala prove, che alterna il dialetto salentino a strofe nella lingua dei tuareg (il Tamasheq), la tribù cui appartiene l’artista nigerino.

Intensa l’interpretazione di Roberto Vecchioni alle prese con un canto di lavoro, “La Tabaccara”. «Questo brano – ha spiegato al pubblico della prova generale il professore di “Luci a San Siro” - parla delle operaie che vanno nei campi a lavorare il tabacco, fottute e cassate come molti lavoratori di questi tempi. È un brano d’amore e una canzone politica, perché si possono ancora cantare le canzoni politiche». Meno riuscita, invece, appare la versione in griko di uno dei suoi cavalli di battaglia, “Samarcanda”, comunque un omaggio straordinario alla “Notte” e al Salento che da tempo è il buen retiro del cantautore lombardo.

Applausi a non finire per i virtuosismi di Antonella Ruggiero, che ben interpreta “Pizzicarella” e “Damme la manu”, ma la festa esplode quando sul palco arriva il giovane cantautore romano Alessandro Mannarino a far “saltare” la piazza sulle note di “Santu Paulu” e di un brano tratto dal suo primo disco, “Scetate Vagljò”. Magnetiche, poi, le performance degli ospiti siciliani, i Fratelli Mancuso, con il loro intreccio di voci da pelle d’oca su un brano in griko (“Aspro to charti”) e “Lu Sule calau calau”. Letteralmente rapiti dai ritmi pizzicati, il giovane mandolinista israeliano Avi Avital e il percussionista texano Glen Velez: entrambi, dopo le rispettive esibizioni, decideranno di suonare l’intero Concertone insieme all’Orchestra, accomodati nelle rispettive sezioni. In particolare Velez, profondo conoscitore delle tecniche dei tamburi a cornice di tutto il mondo e vincitore di un Grammy Award, regala momenti solistici di grande spessore enfatizzati dai virtuosismi e il canto ritmico della sua partner Lori Cotler.

Poi c’è la danza, per la prima volta protagonista con un corpo di ballo selezionato dal fascinoso coreografo Miguel Angel Berna, studioso e custode della jota spagnola. Semplici, rispettose della tradizione ma d’effetto, le cinque suite ideate dal maestro, che porta sul palco anche la Compagnia di scherma salentina di Torre Paduli. Ma lo spettacolo nello spettacolo è la piazza che ribolle, con i tamburelli scagliati verso il cielo, le ronde travolgenti, cori, vino e canti, follia e musica che illuminano l’infinita Notte davanti al palco,mentre il backstage, sempre affollatissimo e ambito, si popola dei soliti politici e fa spazio a vip e volti noti in vacanza nel Salento. Immagini di straordinaria consuetudine per questo festoso raduno che da diciassette anni porta Melpignano e il Salento al centro della scena musicale internazionale.

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