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Sindaco pacifista disarma i vigili urbani Infuriano le polemiche

di DANIELE GRECO
SANNICOLA (LECCE) - Vigili urbani disarmati dalle pistole di ordinanza. A lasciare i vigili senza armi è il sindaco Mino Piccione, che con l’avallo del consiglio comunale ha deciso di applicare nei fatti la sua idea per un Comune pacifista. Gli agenti non l’hanno presa bene, ma è una precedente decisione di giunta a generare il loro malumore, dal momento che il ritiro delle armi è la conseguenza di un atto approvato dall’esecutivo cittadino nello scorso mese di luglio
Sindaco pacifista disarma i vigili urbani Infuriano le polemiche
di DANIELE GRECO

SANNICOLA - Vigili urbani disarmati dalle pistole di ordinanza. Ma non si tratta di un furto compiuto negli uffici della polizia municipale. A lasciare i vigili senza armi è il sindaco Mino Piccione, che con l’avallo del consiglio comunale ha deciso di applicare nei fatti la sua idea per un Comune pacifista. Idea tra l’altro messa nero su bianco nella delibera di consiglio, nel passaggio in cui si sottolinea che Sannicola «è un paese di pace che ripudia l’uso delle armi». La scelta risponde anche a motivazioni legate all’ottica della spending rewiew e per la concomitante presenza in paese di una stazione dei carabinieri, ai quali è già demandato il servizio, stavolta armato, per la pubblica sicurezza.

Dopo la modifica del regolamento di polizia urbana approvato in consiglio con i soli voti della maggioranza, ai cinque vigili «non è consentito il porto delle armi sia durante sia fuori l’orario di servizio».

Gli agenti non l’hanno presa bene, tuttavia è una precedente decisione di giunta a generare il loro malumore, dal momento che il ritiro delle armi è la conseguenza di un atto approvato dall’esecutivo cittadino nello scorso mese di luglio. Quando cioè sindaco ed assessori decisero di far confluire le funzioni del settore di polizia municipale in quelle della “Valorizzazione e gestione del territorio comunale” alle dipendenze dell’Ufficio Tecnico.

La comandante dei vigili Maria Elena Marti ed i suoi subalterni, per questo motivo, hanno chiesto il trasferimento per mobilità, interessando della questione anche il sindacato di categoria.
«Il polverone sollevato – spiega il capogruppo de Il Centrosinistra per Sannicola Danilo Scorrano – oltre a rappresentare un assoggettamento al potere politico di alcune prerogative che le leggi dello Stato e della Regione mantengono nell’autonomia del comandante del corpo, potrebbe essere artatamente funzionale ad altre vicende. Per esempio, all’ormai nota “querelle” giudiziaria in atto tra il marito della comandante e l’attuale maggioranza che di riflesso coinvolge la responsabile Corpo».

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