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Video clip senza permesso «assolto» Biagio Antonacci

NARDÒ - Una nobildonna di Nardò chiese al famoso cantante Biagio Antonacci un maxi risarcimento per danni patrimoniali e morali subiti: 150mila euro. Ma il tribunale di Nardò, nella persona del giudice monocratico Katia Pinto, ieri le ha risposto “picche”. La contestazione della donna per alcune riprese di pochi secondi di una cappelletta
Video clip senza permesso «assolto» Biagio Antonacci
NARDÒ - Una nobildonna di Nardò chiese al famoso cantante Biagio Antonacci, tramite un avvocato di Roma, un maxi risarcimento per danni patrimoniali e morali subiti: 150mila euro. Ma il tribunale di Nardò, nella persona del giudice monocratico Katia Pinto, ieri le ha risposto “picche”. Di che gravissimo “re at o ” si era macchiato il Biagio nazionale? Nel maggio 2009 il suo video più bello, “Tra te e il mare”, è stato girato interamente nel centro storico di Nardò, al Frascone e tra le campagne di Agnano. Proprio in questa area rurale la troupe filma Antonacci mentre, per pochissimi secondi, si ferma davanti ad una cappelletta di campagna.

Ognuno di quei secondi, però, poteva costare caro all’artista perché la proprietaria aveva citato in giudizio “Biagio Giovanni Antonacci” e la Sony Music riferendo che nella zona di Agnano, dove è stato girato il video, la chiesetta era stata “inopinatamente” ripresa senza previo consenso. La proprietaria, «profondamente rattristata per essere stata ingiustamente colpita nei propri affetti più cari» chiese una bonaria soluzione della questione. Cioè denaro. Ma la replica dei legali della società che ne curava la produzione del videoclip ha portato al giudizio: «lo stato dei luoghi, in completo abbandono e senza recinzione, non ha destato il minimo sospetto che quella potesse essere una zona privata o presidiata».

La notizia della denuncia, all’epoca, amareggiò molto anche il sindaco di allora, Antonio Vaglio, che con gran gioia aveva accolto quei ciak che avrebbero portato Nardò e il suo territorio nelle case di milioni di persone. Ieri l’epilogo: la proprietaria ha obiettato che quelle riprese hanno fatto sfumare la possibilità di riprodurre, per la prima volta, in video o foto, in cataloghi o brochure, la chiesetta nella quale si sarebbe dovuto celebrare il suo matrimonio. E che il videoclip ha diminuito invece di elevarlo il valore economico ed affettivo del luogo, inflazionandolo e deturpandolo. Bottoni attaccati al contrario, insomma, tanto che il giudice ha respinto ogni pretesa risarcitoria.

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