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Filobus, quanto mi costi grana da 700mila euro per il Comune di Lecce

di EMANUELA TOMMASI
LECCE - Iva non pagata per il filobus, il Comune dovrà sborsare oltre 700mila euro. La Commissione tributaria provinciale ha respinto il ricorso presentato dall’Amministrazione contro gli avvisi di accertamento fatti recapitare dall’Agenzia delle Entrate, sul mancato versamento dell’iva sulle fatture emesse dalle due ditte fornitrici del materiale rotabile. In particolare, l’Agenzia delle Entrate aveva accertato maggiore iva dovuta per il 2005, per il 2006, per il 2007 e per il 2008
Filobus, quanto mi costi grana da 700mila euro per il Comune di Lecce
di Emanuela Tommasi

LECCE - Iva non pagata per il filobus, il Comune dovrà sborsare oltre 700mila euro. La Commissione tributaria provinciale ha respinto il ricorso presentato dal Comune contro gli avvisi di accertamento, fatti recapitare dall’Agenzia delle Entrate, sul mancato versamento dell’iva sulle fatture emesse dalle due ditte fornitrici del materiale rotabile, la Van Hool e la Vossloh Kiepe.

In particolare, l’Agenzia delle entrate aveva accertato, per il 2005, una maggiore iva dovuta di 225mila 720 euro; per il 2006, l’importo è di 184mila 690 euro; per il 2007, invece, 221mila 354; infine, 71mila 124 euro per il 2008.

Tanto, dunque, dovrà corrispondere l’amministrazione di Palazzo Carafa, mentre, invece, non dovrà sostenere alcuna sanzione, come precisato nella sentenza - in verità, sono quattro, una per ciascun accertamento per i diversi anni - dalla Seconda Sezione della Commissione tributaria provinciale, presieduta da Alfredo Lamorgese, giudice relatore Pier Luigi D’Antonio, giudice Antonio Quarta.

Nonostante il ricorso, la Giunta, nell’ottobre scorso, aveva provveduto a ridefinire, «in via cautelativa», il quadro economico dell’appalto filobus, inserendo, per l’appunto, l’importo dell’iva non versata sulle fatture Van Hool e Vossloh Kiepe.

Il nocciolo della questione sta nell’acquisto del materiale e nel soggetto giuridico che ha proceduto. Il Comune, infatti, aveva eccepito il non corretto inquadramento della questione nell’ambito delle «operazioni intracomunitarie», sul rilievo che, trattandosi di contratto di appalto misto, cioè lavori e forniture di beni, la fornitura del materiale rotabile non costituiva una prestazione autonoma rispetto alla realizzazione del sistema di trasporto. L’opera, pertanto, doveva intendersi ultimata con la consegna al Comune dell’intero sistema di trasporto, verificato e messo a punto.

Invece, per l’Agenzia delle Entrate, l’acquisto del materiale rotabile rientrava nella fattispecie degli acquisti intracomunitari di beni effettuati da ente non commerciale, titolare di partita iva, come, per l’appunto, il Comune di Lecce. Questo, pertanto, secondo quanto previsto dal dl 331 del 1993, doveva presentare una dichiarazione relativa agli acquisti registrati, con il cosiddetto modello Intra 12, ed effettuare il pagamento dell’iva con il modello F24.

Per comprendere appieno la materia del contendere, vale la pena ricordare che l’appalto per la realizzazione del sistema di trasporto filoviario era stato appaltato, dal Comune, all’Ati costituita, oltre che da Van Hool e Vossloh Kiepe, anche dalla Imet, con capogruppo la Sirti.

Pertanto, la Commissione tributaria, nella motivazione delle sentenze, ha puntualizzato che «le società Van Hool e Vossloh Kiepe hanno effettuato esclusivamente la fornitura del materiale rotabile per sei milioni 840mila euro. Tale materiale, come si evince dalle fatture, è stato oggetto di collaudo “in fabbrica” o “in produzione” e, quindi, non ha nulla a che vedere con il collaudo finale». «D’altro canto - si legge - dal contratto d’appalto e dal capitolato speciale d’appalto risulta evidente che la messa in funzione dell’intera rete filoviaria fosse di competenza dell’appaltatore Ati-Sirti e non delle singole imprese fornitrici.

E comunque, in conclusione, ripercorrendo una sentenza della Corte di cassazione, i giudici tributari «l’Ati non è mai soggetto tributario autonomo, per il fatto che, pure là dove le società raggruppate ponessero in essere una società, ciò avrebbe riflessi solo sui rapporti tra i membri dell’Ati e l’ente appaltante, mentre “non devono considerarsi modificati i rapporti con i soggetti terzi, che sono le autorità tributarie e le autorità previdenziali sociali».

Un altro esborso targato filobus per le esangui casse comunali, che si aggiunge al mezzo milione di euro (centesimo più, centesimo meno) di costi annui, oltre al costo complessivo dell’opera: 23 milioni 586mila 150 euro.

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