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Inchiesta sulla elezione del cda di una banca a Lecce sentiti Marti e Perrone

LECCE – Il deputato salentino Roberto Marti (Fi) è stato ascoltato oggi dal pm leccese Carmen Ruggiero, in qualità di persona informata sui fatti, nell’ambito dell’inchiesta su presunte irregolarità avvenute nel rinnovo, lo scorso maggio, delle cariche del consiglio di amministrazione della Banca di credito cooperativo terra d’Otranto. Matri è socio dell’istituto di credito. Sentito anche il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, altro socio
Inchiesta sulla elezione del cda di una banca a Lecce sentiti Marti e Perrone
di Gianfranco Lattante

Un sms minatorio per l’onorevole Roberto Marti. Risale al periodo della campagna elettorale per il rinnovo del Cda della Banca di credito cooperativo di Terra d’Otranto. E, adesso, quel messaggio è entrato nell’inchiesta sulle presunte pressioni per condizionare il voto ed è diventato materia di indagine.

Il messaggio, a quanto se ne sa, è arrivato pochi giorni prima del voto sul cellulare del parlamentare di Forza Italia. Marti era impegnato nelle elezioni in banca per sostenere la candidatura di alcuni amici candidati nella lista di Giulio Ferrieri Caputi che era in contrapposizione allo schieramento guidato da Dino Mazzotta, fratello di Giancarlo Mazzotta, sindaco di Carmiano. Le operazioni di voto sono avvenute il 4 maggio scorso. I primi ad essere messi a conoscenza del messaggio sono stati Ferrieri Caputi e Achille Villani Miglietta. Poi anche il sindaco Paolo Perrone.

È stata presentata una denuncia? Forse l’sms non era stato percepito come una minaccia? Oppure del messaggio minatorio sono stati messi a conoscenza gli inquirenti senza far trapelare nulla?

È ragionevole supporre che la questione sia stata affrontata nel corso degli interrogatori dell’altro giorno quando davanti al sostituto procuratore Carmen Ruggiero, come persone informate sui fatti, sono stati ascoltati sia Roberto Marti e sia il sindaco Paolo Perrone, entrambi soci della Bcc.

Nel messaggio inviato a Marti si farebbe riferimento al fatto che «Genky si sarebbe mosso con le buone e con le cattive». L’abbreviazione del nome avrebbe suggerito un collegamento con Giancarlo Mazzotta e al suo interessamento all’esito delle elezioni.

L’ipotesi alla quale stanno lavorando gli investigatori (i carabinieri del Ros e quelli della Compagnia di Campi) riguarda presunte pressioni esercitate con modalità mafiose su alcuni soci per condizionarne il voto o, comunque, per riceverne la delega.

Undici i nomi che sono stati iscritti nel registro negli indagati. Oltre a quelli dei fratelli Mazzotta, compaiono anche quelli di alcuni dirigenti della Bcc di Terra d’Otranto. Ci sono anche tre personaggi, già indagati o condannati per mafia, che si sarebbero attivati per condizionare il voto.

Otto sono invece le presunte persone offese.

Le elezioni, come confermato dalla stesso onorevole Roberto Marti rispondendo alle domande dei cronisti al termine dell’incontro con il magistrato, hanno risentito della rottura politica con Giancarlo Mazzotta che, in quel periodo, aveva lasciato il Pdl per aderire al Nuovo centro destra di Angelino Alfano.

Gli indagati, nei giorni scorsi, hanno ricevuto un’informazione di garanzia in vista degli accertamenti tecnici svolti sui computer sequestrati in banca. All’indomani della notifica dell’avviso Dino Mazzotta si è autosospeso dalla presidenza della Bcc di Terra d’Otranto.

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