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Mostra dal 26 a Lecce  «L'universo di Pasolini»

LECCE– 'L'universo di Pier Paolo Pasolini, arte e bellezza da Giotto a Patti Smith': una mostra che si scosta dallo stereotipo della mostra d’arte fissa e silenziosa tanto da poter essere definita esperienza-evento. Sarà allestita a Lecce, dal 26 giugno al 2 novembre, nelle sale del Castello Carlo V
Mostra dal 26 a Lecce  «L'universo di Pasolini»
LECCE– 'L'universo di Pier Paolo Pasolini, arte e bellezza da Giotto a Patti Smith': una mostra che si scosta dallo stereotipo della mostra d’arte fissa e silenziosa tanto da poter essere definita esperienza-evento. Sarà allestita a Lecce, dal 26 giugno al 2 novembre, nelle sale del Castello Carlo V. La rassegna, promossa dal Raggruppamento Temporaneo di Imprese Theutra, Oasimed e Novamusa, con il patrocinio del Comune di Lecce, è curata da Gianni Canova, Silvia Borsari e Paola Rampini e ideata da Ventundodici Srl. Ne dà notizia un comunicato,

La mostra propone una selezione di film, fotogrammi accostati alle riproduzioni delle opere citate, libri di poesia e di narrativa, documentazione video, audio e radio, le canzoni scritte da Pasolini e interpretate da Aisha Cerami, figlia del celebre sceneggiatore scomparso lo scorso anno. E ancora, le testimonianze della sua carriera pittorica e una raffinata selezione di scatti del fotografo Roberto Villa che ha immortalato il backstage del film "Il fiore delle mille e una notte". Ogni sabato verrà inoltre proiettato un film: si inizia il 28 giugno con Comizi d’amore (1965) e poi con cadenza settimanale si potrà assistere a Mamma Roma (1962), Decameron (1971) e Il fiore delle mille e una notte (1974).

Pasolini ha sempre suscitato scandalo – ricordano gli organizzatori – avviando dibattiti e confronti: questa mostra intende riaprirne alcuni offrendo un nuovo e suggestivo punto di osservazione e anche più di uno. I suoi film sono ricchi d’inquadrature pittoriche che manifestano la sua predilezione per Giotto, Leonardo, Mantegna e Rosso Fiorentino. Ma Pasolini è anche un artista che realizza immagini: con la sua "pittura dialettale" ritrae se stesso, i suoi amici e tanti altri protagonisti di quella ricca e irripetibile stagione culturale. Pasolini frequenta Longhi, Moravia, Morante, Maraini, Calvino e Ungaretti, ammira Morandi, Mafai, De Pisis, Rosai, Guttuso e ha un rapporto problematico con la Pop Art, esplosa in quegli anni e approdata a Venezia nel 1964. Dunque una mostra dedicata a un grande italiano ammirato anche all’estero e alle parole di Patti Smith si affida l’ultimo omaggio: "Pasolini a New York negli anni Sessanta era considerato un maestro da tutti noi. Andare a vedere i suoi film era un rito. Ricordo che una volta mi recai al cinema con il mio amico Mapplethorpe e in sala si erano già sistemati Warhol, Morrisey, tutti i poeti e gli artisti che come noi lo studiavano e s'ispiravano a lui".

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