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Martedì 16 Gennaio 2018 | 22:21

La lettera aperta

Il giudice Bellomo: ingiustizia è fatta

Il magistrato espulso: l'unica condanna ricevuta è quella mediatica. Non sono stato ritenuto responsabile di alcun reato

Francesco Bellomo

Francesco Bellomo

"Ingiustizia è fatta. Dopo quasi 25 anni di lodevole servizio per lo Stato vengo destituito perché, nella mia vita privata, in veste di direttore scientifico di una scuola di formazione giuridica e centro di ricerca, sono stato autore di contratti di borsa di studio e di pubblicazioni su una rivista telematica". Così ha scritto in una lettera aperta il consigliere Francesco Bellomo dopo il parere positivo dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato alla sua destituzione. "Da oggi torno ad essere un privato cittadino e chiedo ai media di rispettare la mia scelta di non parlare e di far valere le mie ragioni solo dinanzi alle corti nazionali e, se necessario, europee", prosegue Bellomo che sottolinea come la destituzione sia "prevista solo in caso di condanna per reati gravi".

"Invece io non ho subito alcuna condanna, e neppure alcun processo - sostiene - l'unica condanna che ho subito, con effetti devastanti, è quella mediatica". "Ho vinto cinque concorsi in magistratura, tra ordinaria e amministrativa, ma non posso farne parte. Questo è il nostro Paese? - prosegue la lettera aperta - Dicono che è stato necessario perché non ho equilibrio e offendo il prestigio della magistratura. I risultati di grande prestigio che ho avuto come pubblico ministero e come giudice sono stati travolti e azzerati. Quelli che ho avuto come studioso e insegnante sono stati addirittura ignorati, nonostante siano sotto gli occhi di tutti: se solo si pensa che i miei allievi superano il più difficile concorso pubblico in Italia con una percentuale di successo quattro volte superiore alla media. A fronte di ciò, può davvero parlarsi di mancanza di equilibrio?".

"Il paradosso è che sono stato sanzionato per un contratto di cui nulla di specifico mi è stato contestato, e che per di più non è mai stato acquisito: il testo che circola sui media non contiene neppure l'indicazione delle parti e la firma - aggiunge -. Un contratto che si vorrebbe lesivo dei diritti fondamentali della persona, ancorché esso sia liberamente stato sottoscritto da laureati con il massimo dei voti e contenga come clausola espressa il rispetto dei diritti fondamentali". "Ho perso ingiustamente la reputazione e il lavoro, ma ho ripreso la libertà. Di fare ciò che più mi appassiona: libri, insegnamento e ricerca", conclude.

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