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Martedì 24 Ottobre 2017 | 02:35

l'intervista

Gaetano Cappelli,
guida ai capricci del gusto
Sì, a qualcuno piace «cool»

di MARIA GRAZIA RONGO

L’apparecchio per i denti, quell’aggeggio metallico maledetto di generazione in generazione, è cool (attraente, di moda, fantastico). Lo è diventato all’improvviso quando a sfoggiarlo, con tanto di diamanti incastonati, sul palco dell’MTV Video Music Awards nel 2013 sono state le pop star Madonna e Kate Perry. Essere vegani è cool, essere carnivori è uncool (antipatico, poco elegante, non adatto). I preliminari sono cool, l’amplesso è uncool. Fiorello è un sempreverde cool perché si concede poco per volta, Fabio Fazio è uncool perché prende un cachet stellare dalla tv pubblica. L’elenco di cose persone nomi città e chi più ne ha più ne metta, che siano cool o l’opposto, quindi uncool, è lungo ed è al centro dell’ultimo, stravagante e ironico libro dello scrittore potentino Gaetano Cappelli, Quanto sei cool. Piccola guida ai capricci del gusto edito da Sonzogno (pp. 176, euro 15,00).

Gaetano Cappelli ha al suo attivo più di una quindicina di romanzi, tra cui Parenti lontani e La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo, che gli sono valsi, rispettivamente, il Premio Internazionale John Fante e il Premio Hemingway. Con Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo è divenuto Chevalier de la Confrérie du Tastevin di Borgogna, onore riservato a pochi eletti beoni (come recita la quarta di copertina del libro), tra cui Norman Rockwell e Winston Churchill.

Del libro si parlerà questa sera a Potenza, in prima nazionale, nella Sala dell’Arco del Comune, alle 19. Con l’autore saranno Paolo Albano e Peppone Calabrese.

Cappelli, come nasce l’idea di questo libro?
«Nasce dalla constatazione di quanto sia divenuto importante e diffuso il termine cool ai nostri giorni. Il termine inglese significa “freddo”, ma in gergo ha l’accezione più ampia di “rilassato”, “imperturbabile”, e originariamente veniva riferito al jazz. Oggi invece il suo significato è essenzialmente quello di “figo”. In questa nostra epoca post-ideologica tutto è cool, quindi partendo da queste considerazioni mi sono detto: “vediamo cosa è cool e cosa è il suo contrario, uncool. E così nel libro ci sono una serie di annotazioni, racconti di cose, persone, fatti, situazioni che rientrano nelle due categorie. Ci sono cose che un tempo ci facevano inorridire, che ora sono considerate da strafighi, come gli occhiali strutturati (che l’autore tra l’altro indossa, ndr), quelli con la montatura spessa, da cecato, prima erano ad esclusivo appannaggio dei cosiddetti nerd, oggi ce li hanno praticamente tutti. Oppure la fotografia. Negli anni Settanta farsi foto era da sfigato, io ad esempio non ho fotografie della mia laurea. Al contrario oggi farsi selfie è davvero cool. E non è detto che una cosa cool abbia anche la mia approvazione, infatti per sottolinearlo inserisco vari emoticon che descrivono chiaramente come la penso».

Se dovesse scegliere tra gli scrittori italiani contemporanei quale indicherebbe come il più «cool» e quale il meno?
«Faccio riferimento all’ultima edizione del Premio Strega. Teresa Ciabatti era data per vincitrice ancor prima della fase finale e invece ha vinto l’anarchico Cognetti che così ha iniziato ad essere inviso alla comunità indie che invece prima lo adorava, e così la Ciabatti ora è cool, mentre Cognetti il vincitore, che è entrato nel sistema è inesorabilmente uncool».

E tra i politici?
«Renzi all’inizio della sua carriera politica era sicuramente cool, ora è in fase discendente. Alfano pesantemente uncool».

Le serie televisive? 
«Sono le cose più cool che esistono al momento, e guardare tante serie di seguito è il top del top. Gomorra è una serie molto cool, girata magistralmente, anche se ha reso una manica di mentecatti degli eroi, ma questa è un’altra storia».

Quanto ci gioca con la pronuncia di «cool» e «uncool»?
«Molto. Diciamo che mi diverte molto questo equivoco di pronuncia tra il termine inglese e l’accezione in italiano dello stesso».

Sono più «cool» gli uomini o le donne?
«Non è una cosa che si può riferire al sesso. Nel cool rientra l’eleganza ammaliatrice che può appartenere senza distinzione sia agli uomini che alle donne».

Lei è laureato in filosofia. Questo suo ultimo può considerarsi un libro filosofico?
«Sicuramente è un libro antropologico. Io mi definisco un antropologo moderno che va in giro ad osservare il mondo e cercare di interpretarlo, e soprattutto mi auto-osservo. Sono un specie di contatore che rileva la “coolaggine”. Non propino verità assolute, ma racconto quello che accade».

Cappelli, infine, lei è «cool»?
«No, credo di essere uncool, perché mi manca la strafottenza tipica del cool».

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