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Lunedì 25 Settembre 2017 | 22:39

BARI

Processo Ilva, gup in camera consiglio

Concluse arringhe con intervento difesa consulente Procura

Processo Ilva, gup in camera consiglio

TARANTO - Il processo Ilva ripartirà da zero il 17 maggio prossimo con gli stessi protagonisti e le stesse imputazioni. Così ha deciso il gup del tribunale di Taranto Anna De Simone al termine dell’udienza preliminare bis legata all’inchiesta per il presunto disastro ambientale provocato dal Siderurgico. E’ stato disposto nuovamente il rinvio a giudizio di 44 persone fisiche e tre società.

La decisione arriva nel giorno in cui il ministero dell’Ambiente, guidato da Gian Luca Galletti, sulla scorta di una comunicazione pervenuta venerdì scorso dal governatore della Puglia Michele Emiliano, ha chiesto «per le vie brevi» ad Ilva dati relativi a problemi di presenza elevata di diossina in alcune aree di Taranto. La documentazione fornita dall’Ilva verrà pubblicata sul sito del dicastero e contestualmente «il ministero solleciterà ad Ispra una valutazione della documentazione».

Il dibattimento del processo Ilva aveva subito tecnicamente una 'regressionè dopo che la Corte d’assise di Taranto (il 9 dicembre scorso) aveva annullato il decreto che disponeva il giudizio per un vizio di forma, ovvero l’omessa indicazione nel verbale del difensore d’ufficio per 10 imputati. Tra gli imputati rinviati a giudizio ci sono i fratelli Fabio (unico detenuto) e Nicola Riva, della proprietà Ilva (oggi in amministrazione straordinaria), l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, l’ex presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva, Girolamo Archinà, ex direttori di stabilimento, l’ex direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato, l'avvocato Francesco Perli (uno dei legali dell’Ilva), funzionari ministeriali, il deputato di Sel ed ex assessore regionale Nicola Fratoianni.

Il processo sarà celebrato davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Michele Petrangelo (a latere Fulvia Misserini più sei giudici popolari), lo stesso collegio che aveva rimesso gli atti al gup. L’elenco delle contestazioni comprende, tra gli altri, i reati di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento delle acque o di sostanze alimentari, concussione aggravata, corruzione in atti giudiziari, getto pericoloso di cose, omissione di atti di ufficio, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, due omicidi colposi. Tre società (Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) sono imputate per responsabilità amministrative.

Sono stati già condannati con rito abbreviato don Marco Gerardo, ex segretario dell’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa (10 mesi di reclusione con pena sospesa per favoreggiamento), e l’ex consulente della Procura ionica Roberto Primerano (tre anni e quattro mesi per falso ideologico).

Circa mille le parti civili, tra cui i ministeri dell’Ambiente e della Salute, la Regione Puglia, i Comuni di Taranto, Crispiano, Statte e Montemesola, la Provincia di Taranto, sindacati e associazioni ambientaliste, centinaia di cittadini residenti al rione Tamburi, allevatori, mitilicoltori, i famigliari di due operai morti in incidenti sul lavoro. Le richieste di risarcimento ammontano a oltre 30 miliardi di euro.  

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Commenti all'articolo

  • benito

    01 Marzo 2016 - 07:07

    La giustizia almeno una volta in questo paese faccia il suo dovere fino in fondo restituendo dignità ai martiri dei fumi di Taranto che la politica non ha voluto salvare. Nessuno ne esca impunito neanche Vendola che rideva al telefono con Assennato

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  • serpikki

    29 Febbraio 2016 - 18:06

    e i sindacalisti nessuna responsabilità?

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