Lunedì 23 Luglio 2018 | 17:22

«Quel ponte per don Peppino»

Si fanno avanti gli ex dipendenti della Calabrese. Ma sarà il popolo del web a decidere

«Quel ponte per don Peppino»

FRANCESCO PETRUZZELLI

Il tema continua ad appassionare. Tanto interesse forse non lo si ricorda dai tempi del nuovo stadio. Quando, oltre 26 anni fa, la città – fu proprio La Gazzetta del Mezzogiorno a lanciare il sondaggio popolare – si interrogò sul nome da dare all’Astronave di Renzo Piano. Con una rosa circoscritta di nomi: Mediterraneo, Azzurri, Degli Ulivi, Del Levante e San Nicola. Alla fine la spuntò il santo patrono nel solco del classico connubio fede-pallone. Sperando magari in un piccolo miracolo biancorosso sulla scia dei Mondiali di Italia ‘90. Ma allora non c’era facebook e nemmeno il web. Ora invece sì. E sul quel ponte strallato ciascuno vuol dire la sua inondando bacheche istituzionali, gruppi e pagine.

Cresce l’attesa per il nome da dare al nuovo ponte dell’Asse Nord Sud che con i suoi tentacoli svetta sulla testa dei quartieri Picone, Poggiofranco e Libertà. In queste ore impazza letteralmente il toto-nomi tra chi punta a personalità legate alla storia di Bari e chi invece invoca il tributo a nobili valori come la pace, l’accoglienza, la solidarietà e la fratellanza. Senza disdegnare l’Unione Europea. Si perché, la severa mamma Europa da queste parti non ha nemmeno una piazza e una strada che ricordi la Comunità, gli Stati Membri pre e post Brexit (ad eccezione del continentale viale Europa che dal quartiere Stanic conduce al San Paolo).

Tanti cittadini scavano adesso nella memoria. Arrivano persino ex lavoratori di gloriose realtà industriali, come le Officine Calabrese. «Dedichiamo a don Peppino il ponte. Lui ha dato tantissimo alla città di Bari, è stato il pioniere dei veicoli industriali» c’è scritto nelle decine di lettere e mail che arrivano in queste ore in redazione. «Giuseppe Calabrese scavalcò le mura cittadine, varcò i confini regionali, oltrepassò quelli nazionali. Unì la tradizione all’innovazione, l’Oriente all’Occidente. Per risolvere la quadratura del cerchio, congiunse i quattro angoli del mondo. Sorretto da migliaia di lavoratori, si fece ponte per la Città di Bari» scrive (niente male la metafora) un ex dipendente, Cesario Schiraldi.

Su un altro versante si fa avanti anche il consiglio dell’Ordine dei Medici di Bari con la proposta Ponte Paola Labriola, la psichiatra uccisa esattamente tre anni fa – era il 4 settembre del 2013 – da un suo paziente nella sede Sim del Libertà, in via Tenente Casale. «Come medici – spiegano - crediamo che il sacrificio di Paola rappresenti un esempio eccezionale di dedizione alla propria missione e ai principi della deontologia che sempre dovrebbero guidare il nostro operato di medici. Ma al tempo stesso è rappresentativo delle condizioni difficili e pericolose in cui lavorano migliaia di colleghi che con passione e diligenza quotidianamente si impegnano per svolgere il proprio dovere e tutelare la salute dei cittadini. Nonostante tutto».

L’ex vicesindaco Emanuele Martinelli lancia invece Ponte Ludovico Quaroni, in memoria dell’urbanista che oltre 40 anni fa elaborò il piano regolatore della città di Bari. «E lui – spiega -prevedeva proprio quell’asse di scorrimento sul ponte». Nomi a parte, adesso la palla passa al Comune e all’assessorato alla Toponomastica. Palazzo di Città sarà in grado di tenere insieme tutte queste proposte, di fare sintesi su un nome condiviso? Niente paura. La exit strategy si chiama la Rete. Saranno i cittadini con un sondaggio online a decretare il nome vincitore su una rosa prestabilita di opzioni. Sulle quali il Comune ha chiamato a raccolta associazioni, centri di studio e storici che entro lunedì dovranno indicare le proprie proposte nel rispetto della parità di genere. Perché in una città da «tutto esaurito» nelle intitolazioni a Santi, Madonne, politici, poeti, scrittori e patrioti, c’è ancora poco spazio per le donne. Quote rosa insomma anche nella toponomastica. Magari da Ponte Il Polpo si passa a Ponte La Piovra.

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