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Pignataro, coinvolto insieme ad altri due funzionari

Crac Fse, dirigente della Bnl indagato
e interdetto per bancarotta fraudolenta

sud est

BARI - Un manager di Bnl, Giuseppe Pignataro, responsabile dei rapporti con la pubblica amministrazione, è stato interdetto per 12 mesi dall’attività bancaria. E’ l’ultimo sviluppo dell’indagine sul crac di Ferrovie Sud-Est, proprio alla vigilia dell’udienza che oggi dovrà decidere sull’ammissione al voto dei creditori contestati (tra cui la stessa Bnl) sul piano di salvataggio della ferrovia pugliese. Il gip di Bari, Alessandra Susca, ha riconosciuto la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico di Pignataro per il concorso in bancarotta fraudolenta preferenziale in favore di Bnl e di bancarotta fraudolenta impropria per effetto di operazioni dolose: secondo le accuse del pool guidato dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, dal 2012 il manager avrebbe gestito il dossier di Ferrovie Sud-Est (cui erano stati concessi nel tempo affidamenti per circa 240 milioni) in maniera da garantire il rientro dell’esposizione della banca a danno di quello degli altri creditori.

«La consapevolezza - scrive il giudice - da parte dei funzionari di Bnl, e tra essi di Pignataro Giuseppe, della grave situazione di crisi in cui versava la debitrice e del potenziale pregiudizio a carico degli altri creditori, si desume altresì dalle autorizzazioni concesse per il pagamento di altri debiti. I relativi atti interni alla banca denotano con chiarezza la consapevolezza dei funzionari che le ragioni degli altri creditori erano sistematicamente postergate e che i pagamenti degli altri debiti venivano autorizzati nella misura in cui era interesse dello stesso istituto di credito evitare pericolose iniziative giudiziarie. Il che riscontra una volta di più la consapevolezza, in capo alla banca creditrice, che Fse era incapace di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni». Bnl, insomma, avrebbe operato per salvarsi dall’imminente dissesto a discapito dei piccoli creditori: «Si ritiene più che plausibile - scrive ancora il gip - che la finalità perseguita in via principale dalla banca, nell’indifferenza rispetto alla violazione della par condicio creditorum, fosse quella di ottenere la soddisfazione del proprio credito in via prioritaria e con preferenza sugli altri». 

Per queste due accuse (e anche per quella di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, su cui invece il gip non ha ravvisato l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza), la Procura aveva chiesto l’arresto in carcere di Pignataro ma anche il sequestro dei crediti di Bnl nell’ambito della procedura di concordato preventivo (sequestro non concesso). Dalle indagini, effettuate dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bari, emerge che Pignataro avrebbe avuto un ruolo rilevante anche nella vicenda dell’Atac, l’azienda di trasporti romana che - come Sud Est - ha recentemente presentato richiesta di concordato preventivo. [m.s.]

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UN «SISTEMA PIGNATARO» - «Tanto paga Pantalone». È questa la «strategia» che, secondo la Procura di Bari, ha utilizzato Bnl nei suoi rapporti finanziari con la pubblica amministrazione, con la società pugliese di trasporti Ferrovie Sud Est e poi anche con Atac, municipalizzata del Comune di Roma. Le indagini sul crac di Fse che un mese fa hanno portato all’arresto di undici persone, fra le quali l’ex amministratore unico Luigi Fiorillo, accusati di aver dissipato in circa un decennio 230 milioni di euro in spese pazze e consulenze d’oro, hanno toccato ora un livello più alto, ipotizzando a carico di alcuni funzionari di Bnl reati di bancarotta fraudolenta impropria e preferenziale. Nei confronti di Giuseppe Maria Pignataro, Responsabile Mercato Pubblica Amministrazione Direzione Centrale di BNL di Roma (per il quale la Procura aveva chiesto il carcere), è stata disposta l’interdizione per 12 mesi per la vicenda Fse, ma i magistrati baresi parlano di vero e proprio «sistema Pignataro» richiamando presunte «analoghe pressioni nella gestione della crisi Atac». È quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche eseguite nei mesi scorsi e del cui contenuto è già stata informata la Procura di Roma.

Per evitare che la municipalizzata romana finisse in procedura di concordato preventivo (come poi però è avvenuto) e per continuare quindi a erogare credito, esattamente come sarebbe stato fatto per la pugliese Fse, Pignataro avrebbe paventato ai vertici delle società di Roma Capitale un default che avrebbe portato «direttamente al burrone tutto il Comune».
Nel caso di Ferrovie Sud Est la banca per anni avrebbe erogato credito pur consapevole della situazione di difficoltà della società pugliese di trasporti contribuendo, così, ad aggravarne il dissesto. Il Pantalone di cui parlano i magistrati baresi è lo Stato, in quando Fse è stata, fino al commissariamento e poi all’acquisizione da parte di Ferrovie dello Stato, interamente partecipata dal Ministero dei Trasporti e finanziata per centinaia di milioni di euro dalla Regione Puglia. Alcuni funzionari di Bnl, ora indagati per bancarotta fraudolenta, avrebbero quindi dapprima finanziato senza controllo Fse e poi, a partire dal 2012, avrebbero ridotto le linee di credito trattenendo però parte delle somme che di volta in volta venivano erogate dalla Regione e che finivano sui conti di Fse gestiti dalla banca.

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