Domenica 22 Luglio 2018 | 04:41

la storia nel brindisino

«Mi sentivo inferiore
e sono diventato stalker»

La confessione di un marito violento ora in cura da una psicoterapeuta

stalking

di ADELE GALETTA

CEGLIE - “Ricordo ancora quella sera: prima le ho tirato uno schiaffo e poi le lanciato il telefono addosso, colpendola in testa, provocandole una profonda ferita. E poi è accaduto altre sere e altre sere ancora”. 
Rocco ha poco più di 50 anni e non si vergogna di piangere. E’ di Ceglie Messapica e lavora nella Pubblica Amministrazione. È nello studio della psicoterapeuta che l’ha tenuto in cura per alcuni mesi. Perché lui è un uomo maltrattante, rientrante nel 97% dei colpevoli come certificato dall’Istat.

Rocco, come ha fatto a capire che aveva bisogno di aiuto?

«In dieci anni di matrimonio non avevo toccato mia moglie Antonella nemmeno con un dito ma ho avuto sempre poco rispetto per lei. Mi comportavo da stronzo: la lasciavo spesso a casa da sola per uscire con gli amici, l’ho tradita qualche volta, la controllavo, volevo sapere dove andava e con chi e l’ho denigrata tante volte in ufficio davanti ai nostri colleghi perché lavoriamo insieme. Poi una sera, mentre litigavamo, non ci ho visto più e l’ho schiaffeggiata, le ho lanciato il telefono e questo è accaduto altre volte. Poi lei non si è rivolta ad un Centro Antiviolenza».

Rocco si definisce un uomo un uomo onesto, leale, ben educato, attento ai bisogni dell’altro, circondato da amici, corteggiato da molte donne, anche sui social. Non si spiegava come mai con la moglie uscisse il peggio di sé, una donna solare, elegante, sensuale, determinata, testarda, sincera, divertente. Non si spiegava com’era possibile che con lui diventasse così cupa.

Ma lei perché si comportava così?

«Nel corso di questi mesi, durante gli incontri avuti con la psicologa, ho capito che non riuscivo a controllare la mia frustrazione, il mio senso di inferiorità nei confronti di mia moglie. Antonella è una donna molto colta, ha tre lauree, è ricca di famiglia, lavora da quando era molto giovane, pratica alcuni sport ed è molto brava, ed è un superiore sul posto di lavoro. Io, nonostante mi ritenessi un uomo in gamba, rispetto a mia moglie ero stato sfortunato nello studio, nel lavoro, non praticavo sport. E tutto questo mi faceva sentire inferiore».

Quando Rocco conosce Antonella si ritrova di fronte ad una donna libera, affermata a livello lavorativo, apparentemente sicura di sé. Tutti i costrutti rigidi che si era creato prendono forma, anche lui appariva determinato, sicuro di sé, libero. Questo atteggiamento, però, era troppo faticoso da sopportare. Aveva ingaggiato una sorta di gara con sua moglie e la frustrazione per non riuscire a superarla lo faceva diventare violento sia verbalmente, sia fisicamente.

Ma ogni volta che accadeva, perché non chiedeva perdono, non provava a cambiare?

«Avevo dei rimorsi ma davo la colpa agli altri. Ma ritenevo che il mio fosse un comportamento normale, di un maschio che aveva ragione in tutto quello che facevo».

Ha mai pensato di esser capace di compiere un femminicidio?

«Mi sono fermato in tempo».

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