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Domenica 18 Febbraio 2018 | 23:24

l'inchiesta

Sud-Est, il ricorso dei pm
«Fiorillo merita il carcere»

L'accusa: «Nonostante i sequestri riesce a pagare 2.500 euro di fitto»

Sud-Est, il ricorso dei pm «Fiorillo merita il carcere»

di Massimiliano Scagliarini

BARI - L’ex numero uno di Ferrovie Sud-Est, Luigi Fiorillo, deve andare in carcere. È quanto chiede la Procura di Bari nel ricorso al Riesame contro l’ordinanza del 1° febbraio per il crac di Fse: 11 persone ai domiciliari accusate di bancarotta, sequestri per quasi 90 milioni. Ma i pm coordinati dall’aggiunto Roberto Rossi insistono e chiedono il carcere anche per l’avvocato Angelo Schiano e per l’ex dirigente Francesco Paolo Angiulli, l’uomo accusato di aver affidato a Fiorillo consulenze per 4 milioni di euro.

La partita dunque non è ancora finita. E mentre l’inchiesta va avanti (e gli stessi indagati preparano i ricorsi al Tribunale della Libertà) il pool composto dai pm Francesco Bretone, Bruna Manganelli e Luciana Silvestris insiste anche sui sequestri, chiedendo di aumentare gli importi di quelli relativi al profitto del reato di bancarotta e - soprattutto - di congelare i crediti che gli indagati hanno all’interno della procedura di concordato preventivo.

Sul conto di Fiorillo, la Procura valorizza gli esiti della perquisizione effettuata il giorno dell’arresto a Roma. In casa dell’avvocato tarantino, a due passi da Campo de Fiori , sono state trovate le ricevute del pagamento dell’affitto dell’immobile (di proprietà di un ente del Vaticano). «Senza alcun reddito - scrivono i pm - e con una moglie che ha dichiarato nell’anno 2016 soli 16.607 euro, è in grado di pagare un affitto di 30mila euro, segno evidente che nonostante i suoi problemi giudiziari, i sequestri della Corte dei conti, del giudice civile e ora di quello penale ha potuto mettere da parte una discreta somma di danaro frutto della sua attività illecita». Fiorillo, è insomma la posizione dell’accusa, continua a mantenere un tenore di vita molto alto proprio perché si starebbe godendo in qualche modo i frutti della bancarotta.

A carico di Schiano, invece, la Procura insiste sul suo ruolo di «amministratore di fatto» di Ferrovie Sud-Est. Una ipotesi che il gip ha ritenuto «non implausibile», evidenziando perà l’assenza «di atti diretti di gestione e di amministrazione» compiuti dall’avvocato romano. Tuttavia secondo l’accusa lo studio Schiano in piazza di Spagna era il luogo dove i dirigenti di Fse si recavano «più volte al mese» per incontrare Fiorillo, ed era sempre l’avvocato romano a discutere dei bilanci con il revisore dei conti tanto da essere identificato in un documento firmato da Fiorillo (che poi si difenderà parlando di un errore) come «procuratore generale» delle Sud-Est. Il gip ha poi escluso per Schiano i gravi indizi di colpevolezza sull’accusa di bancarotta documentale pur riconoscendolo responsabile di bancarotta fraudolenta: anche su questo la Procura ha fatto appello.

Resta poi la partita del concordato preventivo. Il gip ha negato il sequestro dei crediti chiesto a carico delle società della famiglia Bitonte, del commercialista Fausto Vittucci, di Schiano, delle società dell’imprenditore bolognese Beltramelli, della famiglia Cezza, dell’ex assessore regionale Fabrizio Romano Camilli, dell’ingegnere romano Sandro Simoncini, dell’ingegnere salentino Vito Prato e del dirigente Nicola Di Cosola. Sul punto è nata una battaglia in sede fallimentare, dove il Tribunale ha per ora sospeso dal voto sul concordato questi e altri crediti rinviando tutto a marzo. La discussione del Riesame non è ancora stata fissata.

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