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Giovedì 24 Maggio 2018 | 05:40

ambiente

Traffico di rifiuti tra Puglia e Africa: 3 arresti, denunce e sequestri

traffico rifiuti

ROMA - Un traffico internazionale di rifiuti, anche pericolosi, è stato scoperto dal gruppo Carabinieri forestale di Bari, che ha arrestato per questo tre imprenditori e sequestrato quattro aziende di trasporto.
L’operazione, condotta con il supporto della Territoriale in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal GIP di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del Capoluogo pugliese è scattata all’alba. Arrestati un imprenditore egiziano e altri due di Ruvo di Puglia (Bari) e Andria (Bat), più sette persone denunciate a piede libero con l’accusa principale di traffico illegale organizzato internazionale di rifiuti pericolosi condotto tra Italia, Egitto, Iran e Libia.
Sequestrate quattro aziende situate a Palo del Colle, Ruvo di Puglia e Andria oltre a diverse decine di mezzi pesanti e a beni per un totale di oltre un milione e settecentomila euro.

LA RICOSTRUZIONE - Avrebbero esportato illegalmente circa 3.500 tonnellate di rifiuti pericolosi e non, tutti pezzi di auto fuori uso, per un valore accertato di profitti illeciti pari a oltre 1,7 milioni di euro. Con le accuse di gestione illecita e traffico transfrontaliero di rifiuti, falso e favoreggiamento, i Carabinieri Forestali di Bari hanno arrestato gli imprenditori Domenico Cassetta di Andria, Domenico Montaruli di Ruvo di Puglia e l’egiziano Deyab Ashraf. Altre sette persone, fra i quali ingegneri ambientali che avrebbero aiutato le imprese coinvolte a predisporre documentazione falsa, sono indagate a piede libero. Nei confronti dei tre arrestati finiti oggi in carcere sono stati anche eseguiti sequestri preventivi pari al presunto illecito profitto e posti i sigilli a quattro aziende.

LE INDAGINI - Stando alle indagini, coordinate dal pm Renato Nitti, gli indagati avrebbero spedito per anni - almeno a partire dal 2014 - dai porti italiani di Bari, Genova e Salerno, ingenti quantitativi di veicoli fuori uso e parti di essi, rimorchi, serbatoi, motori, pneumatici, non preventivamente sottoposti a trattamenti, bonifiche e messa in sicurezza (nonostante falsi documenti lo attestassero), ma semplicemente tagliati (cannibalizzati). Così avrebbero risparmiato milioni di euro di spese di smaltimento dei rifiuti. Erano gli stessi indagati, nelle intercettazioni, a definirli «munnizz», consapevoli di commettere attività illecita tanto che, in una conversazione, uno di loro dice «uccidi il forestale». I rifiuti erano prevalentemente destinati in Iran, Libia, Egitto, Giordania, Afghanistan, Togo, Somalia, Iraq, Nigeria e atri Paese di Africa e Asia.
L’attività di indagine è stata eseguita dai Forestali in collaborazione con il Servizio nazionale Antifrode dell’Agenzia delle Dogane. «La cattiva gestione dei rifiuti in Europa produce effetti duraturi sull'ambiente di Africa e Asia, dove interi territorio sono ormai discariche con la nostra immondizia» hanno detto gli inquirenti spiegando in conferenza stampa i dettagli dell’operazione, ribattezzata «Cannibal Cars».

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