Mercoledì 18 Luglio 2018 | 16:49

inquinamento e petrolio

«Serbatoi forati a Viggiano
problemi anche a Taranto»

I documenti dell'ex capo dell'impianto lucano suicidatosi in circostanze misteriose nel 2013. L'Eni: fatti sempre i controlli

centro oli Eni Viggiano

di GIANNI RIVELLI

POTENZA - Un problema sulla «linea 4» del Centro Olio di Viggiano avrebbe portato a un consumo eccessivo di trietilenglicole (utilizzato per disidratare il gas) facendone finire ogni giorno 3 o 4 metri cubi nelle acque associate al greggio e portando problemi di corrosione nei serbatoi di Viggiano, ma a quelli della raffineria di Taranto e dell’oleodotto che li unisce. È il quadro che emerge dal «dossier» messo insieme dall’ex responsabile dell’impianto lucano Gianluca Griffa prima di suicidarsi (a luglio 2013) e indirizzato ai carabinieri di Viggiano a cui però è arrivato solo qualche mese fa, quando i Pm hanno mandato i periti a chiedere le condizioni di salute anche di quel lavoratore nell’ambito di un’indagine epidemiologica avviata su tutti i dipendenti dell’area.

Un atto di accusa postumo che ora emerge dalla secretazione delle indagini perché il procuratore capo di Potenza, Francesco Basentini, lo ha ritenuto attendibile al punto da versarlo nelle carte del processo sull’inquinamento Eni in Val d’Agri che segue con la Pm Laura Triassi.

La ricostruzione di Griffa in quelle carte su cui scrive di sua mano «Prove che sapevano» è meticolosa. Parla di un problema di funzionamento sulla linea 4 avviata nel 2011, di un utilizzo della stessa oltre il limite di progetto che avrebbe portato un trascinamento del trietilenglicole nelle acque che finivano nei serbatoi col greggio. E porta carte a supporto. Ad esempio quelle dell’autorizzazione dell’acquisto di glicole in una quantità superiore al passato. Un problema. Perché il trietilenglicole è soggetto a soglie di esposizione ma anche perché può causare problemi di corrosione.

E siamo ai buchi nei serbatoi. Le carte di Griffa includono una relazione previsionale su lavori fatti a due serbatoi di Viggiano. Si parla di un primo buco nel 2011. Griffa nelle sue carte ne cita 10, uno dei quali largo «4/5 centimetri». Parla dell’impossibilità di ispezionare gli altri tenendoli in produzione, della scelta «fatta dall’alto» di non vedere cosa era successo al di sotto di quelle perdite, dell’ordine di tenere tutto segreto. E aggiunge. «Problema analogo parrebbe esserci a Taranto proprio sui serbatoi che ricevono l’olio di Viggiano via oleodotto». A supporto porta una serie di mail. Si parla dell’acqua associata al greggio che arriva nei serbatoi della raffineria e si lamentano problemi di qualità della stessa. «Devo evidenziare - scrive il responsabile del settore tecnico di Taranto il 13 nobembre 2012 - una serie di problematiche connesse alla qualità dell’acqua proveniente nella raffineria di Taranto insieme al greggio Val d’Agri e drenata al fondo dei serbatoi dedicati allo stoccaggio di tale greggio». Si mettono al lavoro gli specialisti della corrosione, si ipotizzano anche problemi batterici, ma la conclusione è diversa: «Potremmo dire: lo supponevamo - conclude un ingegnere della Tecnologia Roma il 4 marzo 2013 - Dunque la corrosione non è dovuta a batteri. Nel frattempo abbiamo ricevuto una nota da GE Betz che conferma da un lato gli effetti corrosivi del Glicole e dall’altro la possibilità che la corrosione non sia uniforme». Una situazione non tranquilla. «Se abbiamo il dubbio - ammonisce il tecnico - che la corrosione nei serbatoi del greggio e nella pipeline non sia diffusa ma concentrata potrebbe essere a rischio l’affidabilità del sistema e dovremmo pretendere che il problema sia risolto al più presto a monte e cioè al Cova».

Un atto di accusa, quello di Griffa fatto proprio dalla Procura, che poggia su documenti. Ma un atto a cui risponde l’azienda. «Nel Centro Olio - dice Eni - sono sempre stati effettuati i necessari controlli e le verifiche ispettive già prima del 2012. Tutti gli interventi, non solo quelli sui serbatoi, sono stati gestiti sulla base delle evidenze tecniche e operative emerse nel corso degli anni. La documentazione degli interventi è stata da tempo presentata a tutti gli organi interessati, con i quali Eni collabora come sempre in maniera piena».

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