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Il prete dei poveri

A Roma le carte
di mons. Dimiccoli

Barletta, a San Giacomo ultima sessione dell'inchiesta sul miracolo del Direttore

A Roma le carte di mons.  Dimiccoli

di Giuseppe Dimiccoli

BARLETTA - Una celebrazione lungo il sentiero della commozione. Un intenso momento di preghiera di ringraziamento a Dio. Tutto questo sabato sera in una traboccante parrocchia di San Giacomo durante l’ultima sessione dell’inchiesta diocesana “Super Miro” (sul miracolo) attribuito all’intercessione del venerabile mons. Angelo Raffaele Dimiccoli avvenuta nel corso di una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal nuovo arcivescovo mons. Leonardo D’Ascenzo. Con lui monsignor Sabino Lattanzio, postulatore diocesano, da don Vito Carpentiere - in qualità di giudice delegato - e don Gaetano Corvasce - promotore di giustizia oltre a tanti altri sacerdoti.

Il tribunale ecclesiastico si è avvalso delle figura del perito medico nella persona del dottor Ruggiero Gorgoglione e del notaio attuario Grazia Doronzo. Oggi tutte le carte del «direttore» nonchè «prete dei poveri» partono per Roma. Prima ancora si è tenuto un intenso momento di preghiera sulla tomba di monsignor Angelo Raffaele Dimiccoli, nella chiesa di San Filippo, nella via che porta il suo nome. La «casa» di don Raffaele, nata grazie alla donazione del vecchio mulino, bene di famiglia, destinato alla realizzazione dell’oratorio in cui si sono avvicendate generazioni di barlettani. La parrocchia è retta da decenni dagli Oblati di San Giuseppe e oggi è guidata da padre Vincenzo Telesca.

L’arcivescovo D’Ascenzo, nella sua accorata omelia, ha rimarcato quanto sia importante per tutti i fedeli «assomigliare» e «conformarsi» a Gesù. Il pastore, poi, soffermandosi sulla figura del Servo di Dio monsignor Dimiccoli ha affermato che è rimasto colpito dal messaggio del «Direttore» in merito alla necessità di «santificare il dolore». Un tratto distintivo della sua azione terrena.

È opportuno ricordare che «il miracolo che è stato preso in esame si riferisce al brasiliano Josè Antonio Pavao Dias, della località di Santa Helena, della Diocesi di Pinheiro, nello Stato del Maranhao. Pavao Dias da giovane, in cerca di un futuro economico migliore, aveva lasciato il suo paese natìo nelle “miniere della disperazione” dove scorrono fiumi di oro “sporco” della foresta amazzonica, sottoponendosi ad un lavoro massacrante e a condizioni di sussistenza indegne. Dopo l’estrazione del metallo aurifero, misto a fango, per lavarlo veniva utilizzato il mercurio. Josè Antonio, avendo respirato a lungo questa sostanza altamente tossica, contrasse la malattia chiamata ataxia cerebellare progressiva, che ha come conseguenza l’assenza di movimenti coordinati tra gli arti e la privazione della deambulazione, con altri effetti», ha ricordato monsignor Lattanzio.

E poi: «Nel 1994 il nostro arcivescovo mons. Carmelo Cassati, appartenente ad una Congregazione missionaria, avendo lavorato per molti anni in Brasile volle dare anche alla nostra arcidiocesi un respiro missionario, inviando in Brasile, nel territorio di Santa Helena, come missionari “fidei donum” don Ruggiero Caporusso e il giovane Gaetano Ciliento, accompagnati dal vicario generale mons. Michele Seccia. Qui i missionari conobbero Josè Antonio Pavao Dias che aveva una piccola rivendita di genere alimentari accanto alla parrocchia. Vedendo le sue condizioni fisiche ed economiche molto precarie, si presero a cuore della sua persona».

«Nel frattempo, nel 1996, è stata introdotta la Causa di beatificazione di mons. Dimiccoli e i nostri missionari invitarono Josè Antonio a pregare mons. Dimiccoli perché intercedesse a favore della sua persona presso Dio. Nel maggio 1999, in occasione di un ritorno in Italia di don Ruggiero Caporusso, Josè Antonio chiese di poter venire in Italia per pregare sulla tomba di mons. Dimiccoli. Durante quella sua sosta in Italia, il 14 giugno, presso la tomba di mons. Dimiccoli e sentì un forte calore».

Mons. Sabino Lattanzio, direttore dell’ufficio diocesano delle cause dei Santi, a conclusione dell’ultima sessione dell’inchiesta indirizzato all’arcivescovo Leonardo D’Ascenzo «il sentito e sincero ringraziamento per aver accettato di inaugurare la sua missione episcopale in mezzo a noi con questo evento di grazia. Penso sia anche per lei una grande gioia e onore aver additato al clero e al Popolo di Dio che le sono stati affidati un modello di vita cristiana con cui confrontarsi, per imitare Gesù via, verità e vita».

«Don Raffaele Dimiccoli è stato, dunque, l’uomo della “periferia”, quando questo termine non andava ancora di moda, e il “pastor bonus” che è andato incontro agli ultimi e ai sofferenti senza risparmiare fatiche, guidando il gregge affidatogli, calcando le orme di Gesù Buon Samaritano. Guerre, epidemie, miseria, dittatura: questo il quadro sociale nel quale ha operato, tenendo sempre lo sguardo fisso su Gesù, dando vita a una sintesi di ricchezza straordinaria giunta fino ai giorni nostri.

Don Raffaele ha formato una moltitudine di laici che hanno dato origine a famiglie cristiane esemplari. A tutti rivolgo l’invito a visitare la tomba del Venerabile Servo di Dio don Raffaele Dimiccoli, a pregarlo e a farlo pregare per chiedere favori celesti, affinché quanto prima possa essere riconosciuta la sua santità con il pronunciamento ufficiale da parte della Chiesa e, quindi, elevato agli onori degli altari».

Mons. Dimiccoli nacque a Barletta il 12 ottobre 1887 da Francesco e Maria Concetta Carpentiere. Morì, in concetto di santità, il 5 aprile 1956.

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