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Lunedì 19 Febbraio 2018 | 13:15

Trani, storia a lieto fine

Un ginocchio «elettronico»
accende la speranza di Carlo

La costosa protesi è stata garantita dalla Asl e dalla Regione

Carlo

di NICO AURORA

TRANI - Proprio mentre Trani si prepara a celebrare la Madonna di Lourdes presso l’ospedale San Nicola Pellegrino, con una serie di eventi e riti liturgici alla presenza, anche, dell’arcivescovo in chiusura del programma, un paziente con disagio di lungo corso ha trovato, finalmente, la soluzione ad un problema che ne avrebbe segnato per sempre la vita.

Resta l’handicap fisico con cui dovrà convivere ma, sicuramente le sofferenze si sono molto ridotte rispetto al recente passato. Infatti Carlo, 29 anni, ha finalmente montato il ginocchio elettronico che gli permetterà di camminare meglio e sopportare, con maggiore dignità, la perdita di un arto intervenuta a causa delle improvvise complicazioni in seguito ad un’operazione al cuore.

Non è mai andato a Lourdes, ma ha chiesto ed ottenuto con forza il diritto alla salute, soprattutto nel momento in cui era necessario dotarsi di un’apparecchiatura sanitaria che non si sarebbe potuto permettere con le sue finanze. A quel punto le istituzioni, concorrendo tutte per il bene comune, hanno permesso a Carlo di avere quel dispositivo che, sicuramente, gli cambierà in meglio la vita.

Peraltro nel petto di Carlo, da cinque anni, batte il cuore di una donna morta per emorragia cerebrale, donatrice di un organo che ha permesso di mantenerlo in vita nel momento più critico. Tutto questo, però, non sarebbe bastato per vivere una vita il più possibile normale. Carlo aveva bisogno, anche, di una protesi speciale al ginocchio e questa si è resa disponibile dopo le rassicurazioni giunte sia dal presidente della giunta regionale pugliese, Michele Emiliano, sia dall’Asl di Barletta-Andria-Trani.

LA STORIA - Carlo ha poco più di vent’anni, ed un lavoro da muratore, quando si sottopone ad un intervento chirurgico che sarebbe dovuto essere di routine: invece l’operazione va male e gli provoca un arresto cardiaco e conseguente coma che dura quindici giorni. A seguito di un’ulteriore complicazione, a gennaio 2013 gli viene amputata la gamba destra. Nel frattempo, il cuore fa fatica e, a febbraio di quello stesso anno, viene trasportato d’urgenza all’ospedale «Santa Maria della Misericordia», di Udine, in attesa di un trapianto, che avviene grazie al cuore di quella donatrice. Il suo è stato il cinquecentesimo trapianto effettuato nel reparto Cardiochirurgia di quell’ospedale, ed una stele posizionata all’esterno del nosocomio lo ricorda pubblicamente.

Oggi Carlo è disoccupato e, finora, camminava con l’ausilio di una protesi, sostenuto da una stampella: «Ma mi faceva molto male - confida -, non riuscivo a stare molto tempo in piedi e, con il caldo, la situazione peggiorava». La protesi, denominata «transfemorale modulare temporanea», gli era stata fornita dal Servizio sanitario nazionale ma, poiché trapiantato di cuore, per ottenere delle migliori prestazioni ed una minore fatica nella deambulazione, il Centro ortopedico presso il quale aveva montato la protesi gli aveva suggerito il «ginocchio a controllo elettronico». «Ma è troppo costoso - aveva lamentato il paziente -, quasi 40mila euro, e non posso permettermelo». Infatti, la Asl Bt avrebbe coperto la spesa solo in parte, poiché trattasi di presidio non previsto dal tariffario nazionale per la protesica, peraltro, in sostituzione di una protesi già esistente.

LA SVOLTA - Nel 2015 Carlo ha conosciuto Anna Maria Barresi, consigliere comunale, che ha deciso di aiutarlo: «Ho chiamato diverse volte sia il governatore Emiliano, sia il direttore generale della nostra Asl, Ottavio Narracci, per avere un incontro con loro - dice l’esponente di maggioranza -, sperando di velocizzare i tempi burocratici grazie alla mia carica elettiva. Anche perché sono certa del fatto che, con la riforma di quest’anno del Sistema sanitario nazionale sui Livelli essenziali di assistenza, il ginocchio elettronico potrebbe rientrerà fra le protesi garantite». Così, la tenacia del paziente e l’impegno del consigliere hanno prodotto il risultato sperato. Barresi, adesso, non nasconde la soddisfazione: «Ringrazio il presidente ed il direttore generale per non avere esitato a risolvere questo grave problema e migliorare la qualità di vita di Carlo, un ragazzo che nel momento migliore del suo affacciarsi alla vita si è visto rubare il suo futuro. È il raggiungimento di questi obiettivi che rafforza in me la convinzione che valga la pena dedicarsi alla politica, anche se questo momento storico faccia pensare l’esatto contrario».

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