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I verbali

Scontro treni, il capostazione
ammette: «Diedi io il via libera»

L’errore fatale nei verbali di Piccarreta: «Il 1021 non doveva partire da Andria».

incidente ferroviario Bari Nord

l'immagine della tragedia

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - «Erano trascorsi 7-8 minuti dalla partenza del treno, più o meno. Di preciso non so, perché era già arrivato il collega del cambio, che entra alle 11,05. Mi vedo arrivare il 118, in stazione. "Mi date le coordinate dell'incidente?". "Quale coordinate?", dico. Casco dalle nuvole, ma dopo qualche secondo guardo il quadro luminoso, vedo il verde. Cioè non c'era tensione». Il capostazione di Corato, Alessio Porcelli, dice di aver scoperto così dello scontro del 12 luglio 2016. «Al che mi sono allarmato, subito ho chiamato Andria». Dall’altra parte della cornetta c’era Vito Piccarreta, l’altro uomo chiave nella dinamica della strage. «"Ma il treno?", dice: "Il 1021 a te è arrivato?", "Il 1021 a me è arrivato? Ma, se ti ho mandato il treno ancora", questo è stato... "Madonna, hai fatto il casino oggi"».

È sul via libera al treno 1021 diretto a Bari, partito mentre la linea tra Andria e Corato era ancora occupata dal 1016 diretto a Barletta, che si gioca l’errore cruciale della tragedia. Un errore che Piccarreta, messo alle strette dai magistrati di Trani la mattina del 18 luglio, alla fine è stato costretto ad ammettere. Ma ciò che emerge dai verbali è, soprattutto, la consuetudine in uso sulla linea Bari-Barletta, dove i treni si gestivano e si gestiscono in buona parte attraverso i via libera telefonici, a fidarsi dell’esperienza, a preparare prima i registri, a saltare passaggi che i regolamenti renderebbero obbligatori.

Forse anche per questo il capostazione di Corato, alla fine, ammette candidamente di non aver pensato all’incidente fino a quando un equipaggio del 118 non si è affacciato alla porta del suo ufficio. «Se calcoli l'orario che parte a 59 o 00 - è la ricostruzione di Porcelli davanti ai pm di Trani nel pomeriggio di quello stesso 18 luglio 2016 -, dieci minuti mi devo allarmare quando a 11-12-13 non ho la partenza. Non sapevo che questo (Piccarreta, ndr) se ne è uscito pazzo a digitare il treno (a far partire il 1021, ndr) senza che arrivasse quello precedente, perché è (incomprensibile) l'incrocio».

Porcelli ritiene infatti che l’errore sia tutto di Piccarreta. «Io ho fatto... sono a posto con la coscienza, ho fatto tutto quello che dovevo fare, gli altri non lo so». Ma ammette, il capostazione di Corato, che il registro di stazione era stato compilato prima («I due, tre treni alla volta, giusto per non perdere tempo»): e per questo - spiega - la richiesta di via libera al 1016 verso Corato riporta una correzione nell’orario, dalle 10,45 alle 10,59. Per i periti della Procura è un modo per nascondere la violazione del regolamento (la richiesta di via libera si fa quando il treno è in arrivo, non un quarto d’ora prima): ed è per questo che Porcelli è indagato.

Ma che dice Piccarreta? «Mi sono messo a meditare, a pensare tutto ciò che è successo quel giorno. Da una fase ancor prima rispetto all'incidente che è successo, perché i giorni prima ero - ero e lo sono tuttora - profondamente rammaricato per quello che è successo e vengo a dire: mi dispiace per ciò che è successo». Ad Andria, ormai lo sappiamo, devono incrociarsi tre treni: il 1021 non deve muoversi finché non passano il 1642 e il 1016. «Il treno 1642 - dice Piccarreta - giunge fisicamente nella stazione e il capotreno di quel treno mi dà l'arrivo di quel treno, lo, naturalmente, ho visto le telecamere e ho visto fisicamente il 1059 (è un altro treno precedente che andava verso Corato, ndr), ho chiamato la stazione di Corato e ho dato il via libera al treno ET 1016 che avrebbe dovuto incrociare nella stazione di Andria». Piccarreta prova a scaricare tutto su Porcelli, accusandolo di aver fatto partire il 1016 senza la sua autorizzazione: «Io ritengo che questo 1016, anziché aspettare l'arrivo del treno 1642 nella mia stazione alle 10,59, visto il ritardo esiguo che aveva, è partito orario dalla stazione di Ruvo, con un minuto massimo di ritardo ed è arrivato nella stazione di Corato, praticamente [a] 51, una cosa del genere. Bene, lui (Porcelli, ndr), prima di inviare questo treno nella stazione di Andria, avrebbe dovuto aspettare, dal sottoscritto, un "giunti" del treno ET 1642 che nel frattempo mi stava giungendo».

Tuttavia il capostazione di Andria è costretto ad ammettere di aver fatto partire il 1021 («Sì, ho concesso la via libera») che è l’errore chiave proprio perché il 1021 doveva aspettare l’incrocio con il 1016 prima di partire. Di questo avrebbe dovuto accorgersi anche il capotreno Nicola Lorizzo, il terzo indagato chiave. «Il capotreno, il macchinista di ‘sto benedetto treno, 1021, è... a un certo punto ha chiuso le porte, sotto ordine mio di partenza, e qui è la mia cosa, e non mi ha chiesto, specificatamente, l'arrivo del treno ET 1016. Non si sarebbe dovuto muovere, anche quando aveva avuto un ordine di partenza, punto». Una contraddizione che non è sfuggita a Francesco Giannella, all’epoca procuratore aggiunto a Trani e coordinatore dell’indagine: «Ho capito, dottò, io ho capito, ho capito - risponde Piccarreta, messo alle strette - , lo ho dato il via, ho messo il segnale pure, e me ne assumo la responsabilità, non sto dicendo che non ho messo il segnale e non sono uscito a dare la partenza, perché... no. Però il capotreno e il macchinista, a quel punto, dopo che avevo fatto quell'affermazione mi chiamavano...». Una difesa debole, troppo debole per sfuggire all’accusa di disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni gravi.

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