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Martedì 20 Febbraio 2018 | 14:55

danno patrimoniale di quasi 2 mln

Frode da 360mila €, interdetto
Imam di Bari: altri 9 indagati

Il pm aveva chiesto arresto in carcere, ma gip ha escluso associazione a delinquere

Sharif Lorenzini El Kafrawy

Imam Sharif Lorenzini El Kafrawy

BARI  - L’imam di Bari Sharif Lorenzini El Kafrawy, presidente della comunità islamica di Puglia, si sarebbe indebitamente appropriato di circa 360mila euro della sua società di certificazione «Halal», causando inoltre un danno di oltre 1,8 milioni di euro e commettendo una serie di altre condotte fraudolente. Con le accuse di appropriazione indebita aggravata e illecita influenza sull'assemblea, la Guardia di Finanza di Bari ha notificato a Lorenzini e ad un suo ex socio, il 48enne egiziano Ahmed Sabry Mohamed Hefny l’interdizione di un anno dall’attività imprenditoriale e il sequestro preventivo di somme di denaro presenti su numerosi conti correnti intestati a società cooperative riconducibili agli indagati.

Stando alle indagini coordinate dal pm Fabio Buquicchio (che per lui aveva chiesto l'arresto in carcere rifgettato dal gip), Lorenzini fino al novembre 2015 è stato amministratore, insieme al fratello Mohamed, di società cooperative operanti nel settore della certificazione «Halal" (certificazione di cui sono dotate le aziende operanti a livello internazionale che intendono garantire la rispondenza ai dettami della legge islamica dei propri prodotti).

«A partire dallo stesso mese di novembre 2015 - spiega la Procura in una nota - ha posto in essere condotte fraudolente di vario tipo tese, fra l’altro, ad estromettere indebitamente il fratello dalle lucrose attività aziendali - in particolare della società cooperativa «Halal International Authority (in sigla H.I.A.)» - alterando artatamente la maggioranza assembleare sociale, nonché, azzerando l’avviamento commerciale della stessa, cagionando così intenzionalmente un danno patrimoniale, dato dalla conseguente cessazione dell’attività, per un valore di complessivi 1.865.000 euro e dall’ingiusta appropriazione di 360.000 euro circa».

IL FALSO LUOGO E DATA DI NASCITA - L’imam Sharif Lorenzini, destinatario oggi di un’ordinanza di interdizione per presunte condotte fraudolente nella sua attività imprenditoriale di certificazione «Hala», avrebbe anche dichiarato il falso su data e luogo di nascita, nonché sui suoi titoli di studio. L'inchiesta della Gdf ha accertato in particolare che l’indagato «ha falsamente a pubblici ufficiali, in diverse occasioni, di essere nato a Teekret (Iraq) il 27.4.1978, mentre si è scoperto essere nato ad Alessandria d’Egitto il 27.4.1973» spiega la Procura.
Avrebbe inoltre «formato due atti pubblici falsi: uno attestante la laurea in Ingegneria presso il Politecnico di Torino falsamente avvenuta nel 2001 (invece del 2004) ed uno attestante un falso dottorato di ricerca, conseguito nel 2004 presso il Politecnico di Torino, in realtà mai conseguito».

Il gip del Tribunale di Bari Alessandra Piliego ha rigettato la richiesta di arresto e ha applicato la sola misura interdittiva per lui e per un suo socio. Il giudice ha ritenuto, infatti, non sussistente l'ipotesi di associazione per delinquere contestata dalla Procura.

«Le vicende societarie - spiega il gip - vanno contestualizzate nell’ambito della radicata conflittualità esistente fra Lorenzini e suo fratello», che è colui che ha presentato le denunce che hanno dato avvio alle indagini. Secondo il giudice, Lorenzini avrebbe stretto «di volta in volta accordi a seguito di iniziative capricciose, assecondate dagli altri soggetti compiacenti» con la finalità di estromettere il fratello dalla società di certificazione Halal, la «Halal International Authority», attualmente in liquidazione.

Nel fascicolo sono indagate 9 persone. Oltre a Lorenzini e al suo socio Mohamed Hefny Sabry (destinatario anche lui di interdizione e sequestri), rispondono dei reati societari anche il legale dell’Imam, Davide De Vivo, il commercialista Michele Delena, la segretaria Carmela Vocaturo e altri quattro soci, l'egiziano Ehab El Shaer, il bitontino Giuseppe Mattia e i baresi Emilio Ribecco e Alessandro Pagliara.

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