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Giovedì 18 Gennaio 2018 | 22:49

sexi corsi e «contratti»

Caso Bellomo, al Consiglio di Stato
10 giudici di «riserva» per il ricorso

Oggi ultima ratifica della destituzione, ora la firma di Mattarella. Ecco chi valuterà l'eventuale contenzioso per la destituzione dell'(ex) giudice «genio»

Caso Bellomo, altre denunceLicenziamento, firmerà Mattarella

NICOLA PEPE

Caso Bellomo, ultimo atto. Il Consiglio di Presidenza di giustizia amministrativa ha ratificato oggi (un solo astenuto, su 14 componenti presenti), la decisione dell'adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha detto sì alla destituzione – proposta il 27 ototbre dallo stesso organo di autogoverno dei giudici amministrativi - del magistrato indagato per i sexi corsi (il dress code che sarebbe stato imposto con tanto di contratto alle aspiranti giudici frequentanti la sua scuola di preparazione al concorso in magistratura Diritto e Scienza). Mentre si apprende che altre sette denunce di presunte vittime sarebbero arrivate al Consiglio di Stato da metà ottobre, il plico relativo alla espulsione di Bellomo partirà ora alla volta del Colle per il sigillo del Presidente della Repubblica. Una volta pubblicato in Gazzetta ufficiale, il decreto di Mattarella sarà trasmesso al segretariato generale del Consiglio di Stato per la notifica all'interessato. Quando Bellomo riceverà la «cartolina» a casa con l'annesso licenziamento, potrà iniziare a difendersi.

Trattandosi di atto amministrativo, il (primo) giudice naturale sarà il Tar Lazio. Fin qui, nessun problema. Bellomo, come qualsiasi altro cittadino, potrà fare ricorso e chiedere la sospensiva. Comunque andrà il giudizio (cautelare o di merito) di primo grado, il dott. Bellomo o la controparte (Presidenza della Repubblica, Consiglio di presidenza, Presidenza del Consiglio dei ministri, e altri ancora) potranno fare appello al Consiglio di Stato.

Bellomo sarà giudicato (se il ricorso andrà male) dai suoi ex colleghi, ma non dagli stessi che nel corso dell'Adunanza generale cui hanno partecipato tutti i consiglieri di Stato hanno votato la sua destituzione. (terzo caso in 100 anni). Alla convocazione del Parlamentino dei giudici amministrativi non sono stati chiamati almeno 10 dei giudici della quinta sezione del Consiglio di Stato, quella competente e trattare i ricorsi dei magistrato (ordinari e non). Una precauzione per salvaguardare l'eventuale l'astensione obbligatoria e ricusazione che si sarebbe venuta a determinare. Trattandosi del rimo caso di destituzione, il Consiglio di Stato ha istituito una sorta di tribunale speciale per Bellomo, mettendo a disposizione ben due collegi di giudici «liberi» da ogni tipo di incompatibilità. Due collegi, è bene precisare, nel caso il ricorso dovesse finire due volte - per qualsiasi motivo - dinanzi a Palazzo Spada.

Cosa farà Bellomo (che in una lettera aperta ha scritto "Ingiustizia è fatta"), si vedrà dalle sue mosse dei prossimi giorni. C'è chi dice che sia pronto a sventolare una serie di questioni di legittimità costituzionale (una fra tutte la mancata tipizzazione delle sanzioni disciplinari dei giudici amministrativi, rispetto ai colleghi ordinari per i quali c'è stata la riforma Mastella del 2006) o violazioni di competenza della Corte dei Diritti dell'uomo. Una scuola (è il caso di dirlo) di pensiero suggerirebbe a Bellomo di starsene buono e continuare a mettere in pratica le sue competenze professionali a disposizione delle Scuole, le stesse che verrebbero in qualche modo «salvate» con il suo sacrificio, sia pure con una revisione delle regole come precisato dal Presidente di Palazzo Spada, Pajno.

Ma tutte queste, per ora, restano congetture e ipotesi. Nel frattempo, il Consiglio di Presidenza che ha votato la destituzione di Bellomo, è scaduto da metà ottobre scorso. Il nuovo organo di autogverno non si è ancora insediato per «dimenticanza» parlamentare. I 10 membri togati eletti (a cui si aggiunge di diritto il Presidente del Consiglio di Stato) restano ancora in attesa che vengano nominati i quattro laici dal Parlamento, a questo punto quello che verrà fuori dalle prossime elezioni di marzo.

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