Lunedì 18 Giugno 2018 | 01:32

cosa dicono gli esperti

Turismo in Puglia
investire sulla qualità

Mare, sole, masserie e cattedrali non sono sufficienti una ricchezza sotto tono

Turismo in Puglia investire su qualità

di Franco Giuliano

Èvero: il turismo in Puglia cresce: nel 2016 hanno scelto la nostra regione 3.7 milioni di turisti, con un +8,4% di arrivi totali e un +6,7% di presenze; meglio gli arrivi dall'estero +16,2% (rispetto all'8-10% degli anni precedenti). Nonostante ciò la regione con i suoi quasi mille km di costa non conquista interessanti posizioni nella graduatoria delle destinazioni nazionali.

È anche vero che la Puglia, grazie alle sue cattedrali, al suo mare bellissimo, e al sole tutto l'anno, è diventata ormai un brand riconosciuto e celebrato dalle più importanti riviste del settore. Un risultato questo sicuramente riconducibile anche al marketing nel settore cinematografico e agli investimenti che la Regione Puglia in questi ultimi anni (da Fitto a Vendola a Emiliano) ha realizzato nel settore dei trasporti, soprattutto quello aereo. Restano invece fermi gli investimenti per lo sviluppo del trasporto su gomma e su ferro, ad eccezione del collegamento col Frecciariossa che Trenitalia ha avviato dopo la battaglia della «Gazzetta».

È vero infine che la Puglia attrae sempre più. Lo dimostra l'interesse di alcuni imprenditori con uno spiccato fiuto negli investimenti in questo settore (Briatore, per esempio) e le grandi aziende turistiche: dalla tedesca Tui ad Ugento, alla Valtur ad Ostuni. Ma anche la scelta di alcune star dello spettacolo verso location di pregio: tra tutte Borgo Egnatia.

Sole, mare, cattedrali, masserie e spiagge. Ma allora perché la Puglia registra un Pil (Prodotto Interno lordo) del turismo di appena superiore ai 6,1 mln di euro? Cosa è che ancora manca a questa regione per vederla nei primi posti nella classifica delle destinazioni più importanti a livello nazionale? In cosa deve ancora investire la Puglia affinchè diventi la nuova California?

«È giunto il momento - dice il presidente di Federalberghi Brindisi, Pierangelo Argentieri - di investire in qualità. Qualità dei servizi offerti, qualità delle strutture alberghiere; qualità delle professioni nel settore. Dobbiamo creare in Puglia una scuola di alta formazione professionale continua. Consentire anche ai piccoli imprenditori di aggregarsi alle grandi catene alberghiere capaci di formare il personale. Federalberghi vuole portare avanti un progetto di apertura ai grandi brand e di qualificazione dell'offerta, da quella del personale, alle strutture. Se non punteremo su questo sviluppo rischiamo di perdere il risultato registrato in questi anni anche grazie allo sviluppo dei trasporti da quelle aree, soprattutto Germania, Belgio e Inghilterra, da cui proviene la domanda turistica».

Anche lo stilista Ennio Capasa è convinto che quanto fatto finora bisogna adesso valorizzarlo. Come? «Investendo nella qualità. In questi anni - dice - un po' tutti abbiamo contribuito a raccontare la Puglia ai personaggi che abbiamo incrociato nella nostra vita nei diversi settori, dalla moda al cinema. Abbiamo anche saputo investire nel migliorare le infrastrutture. Abbiamo migliorato la politica della mobilità attraverso lo sviluppo dei trasporti. La crescita del sistema aeroportuale e l'aumento dei collegamenti credo sia stata la chiave di volta che ha creato valore aggiunto al racconto all'estero di questa regione bellissima. Quando ero ragazzo era scomodo partire o arrivare. Anche la tecnologia di oggi e il mondo virtuale e digitale hanno accelerato questo percorso. La Puglia è stata scoperta: ora però deve crescere moltissimo. Deve investire sulle sue pietre, sulle sue bellezze. Deve saper offrire qualità e tradizione. E poi abbiamo un tratto umano che ci caratterizza: l'ospitalià. Questa è da sempre terra di frontiera, da qui passava la Valigia delle Indie, da questa regione è stata scritta la storia geopolitica in questi ultimi anni. Dal Mediterraneo e dalla Puglia passerà il nuovo tracciato dei sistemi di trasporto da e per la Cina e il Sud del mondo, dunque anche del turismo proveniente da questi Paesi».

«Investire in qualità dell’offerta», dunque. Su questo sono tutti concordi.

Al turista, prima ancora dell’offerta di qualità si deve offrire anche il mezzo di trasporto col quale arrivare in questa regione. Le statistiche indicano ancora la Germania come il Paese di provenienza dei turisti stranieri. E nei prossimi anni anche i Paesi dell’Est.

«La grande intuzione degli ultimi tre governatori fu quella di avere investito nello sviluppo dei trasporti - come ha spesso sottolineato il direttore di Aeroporti di Puglia, Marco Franchini -. Raffele Fitto nell’avere dotato la regione delle infrastrutture; Nichi Vendola per averle arricchite di contenuti e dunque di passeggeri. E ora Michele Emiliano che con coraggio sta insistendo nel assegnare a questo settore del trasporto un ruolo strategico».

«In questi anni (dal 2001 al 2017) sono sbarcati in Puglia oltre 60 milioni di passeggeri. Il 50% dei quali turisti. Una ricchezza che ha fatto della Puglia la Regione che è diventata adesso. In circa dieci anni le destinazioni internazionali sono aumentate del 600%, quelle nazionali del 200%».

«Oggi ci sono più di 20 vettori che collegano Bari con oltre 73 destinazioni nazionali ed europee. Brindisi ha circa 12 vettori che collegano a 35 destinazioni nazionali ed europee. Abbiamo aumentato le destinazioni complessivamente (su Bari e Brindisi) del 350%. Abbiamo collegato con voli diretti i mercati più importati dell’Europa. Gli investimenti hanno riguadato gli scali, sia di Bari (nel 2005, con un ampliamento nel 2015) che di Brindisi».

Il prossimo futuro (con l’orario estivo in vigore dal 24 marzo) Bari avrà nuovi voli su: Mosca, tre giorni a settimana; Istanbul, tutti i giorni; Londra (British) e Parigi (Charles De Gaulle).

La Puglia continua a volare insomma. Peccato che il secondo mezzo di trasporto utilizzato dal turista (per vacanza) e dal viaggiatore (per lavoro) resti ancora il treno. Un mezzo questo che in Puglia «viaggia» ancora (tranne un sola corsa col Frecciarossa da Milano-Bari) a 120 km orari. E in alcuni tratti (da Termoili a Lesina) su un solo binario. Forse anche questa (insieme alla qualità dell’offerta) è una delle ragioni che finora non ha consentito alla Puglia turistica, nonostante la sua morfologia, il suo paesaggio e la sua storia, di registrare un trend degno della sua naturale vocazione.

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