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Monte S. Angelo, i tesori
portati in luce dai restauri

Rinasce la «Cittadella micaelica» tra portali e chiese

Monte S. Angelo, i tesori portati in luce dai restauri

di Leonardo Petrocelli

Una antica gemma è stata restituita, in tutta la sua composita preziosità, alla corona delle bellezze di Daunia e della Puglia tutta, oggi più ricca di un nuovo attrattore culturale e cultuale. Parliamo della «Cittadella Micaelica» di Monte Sant’Angelo (Foggia), suggestivo complesso che accoglie, sotto la propria denominazione, il Santuario dell’Arcangelo, la Tomba di Rotari, i resti della Chiesa altomedievale di San Pietro e la chiesa di Santa Maria Maggiore, tutti beneficiari di un progetto di «recupero, adeguamento funzionale e valorizzazione», finanziato, per oltre due milioni di euro, dal Programma Operativo Interregionale 2012-2015 POIN Puglia.

Notevolissimi sono stati i risultati raggiunti dal Mibact, in rigorosa osservanza della tempistica d’esecuzione, per il tramite del Segretariato Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia e della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia, e grazie alla collabrazione dei soggetti coinvolti, dalle università alle imprese assegnatarie del progetto, senza dimenticare il decisivo contribuito apportato dei singoli: il progettista coordinatore Nunzio Tomaiuolo, la progettista Anita Guarnieri, il direttore di lavori Lucia Patrizia Caliandro e il direttore scientifico Antonella Simonetti. Saranno proprio loro, insieme allo storico Giorgio Otranto e al rettore del Santuario di San Michele Arcangelo, padre Ladislao Suchy, ad illustrare i dettagli dell’intervento nel corso della conferenza fissata per venerdì 5 febbraio a Monte Sant’Angelo presso la Sala Convegni della Basilica di San Michele Arcangelo.

In attesa delle comunicazioni ufficiali e definitive, il quadro appare comunque ormai chiaro. E notevolmente nutrita, anche solo dal punto di vista della conservazione e del restauro, è la lista degli interventi apportati. La Tomba di Rotari, ad esempio, definita da molti «il monumento più misterioso dell’Italia meridionale», ha beneficiato di una operazione conservativa sia all’intero che all’estero. La Chiesa di San Pietro, invece, oltre ad una riorganizzazione dello spazio esterno, ha visto l’avvenuto restauro dell’abside e la realizzazione della pavimentazione dell’area originaria della chiesa con un impianto di illuminazione a led capace di rendere fruibile, anche nelle buie ore notturne, la frequentazione del luogo. Per quanto concerne Santa Maria Maggiore si è proceduto ad un restauro degli affreschi, alla pulitura del portale e degli elementi decorativi della facciata, nonché alla dotazione di un impianto elettrico capace di valorizzarne gli interni. Chiudono la carrellata, l’intervento conservativo della porta in oricalco (datata 1076) di San Michele Arcangelo, quella che segna l’ingresso alla grotta del Santuario, e la ricomposizione del sistema di copertura e la ripresentazione estetica degli interni (comprese volta e cupola) della chiesa della Madonna della Libera, adiacente al lato superiore della Basilica.

A completamento dell’opera, c’è poi la vera novità del progetto: il tentativo di sposare il recupero di un bene storico di straordinaria rilevanza con una integrazione di alto profilo tecnologico e multimediale, concepita a beneficio di turisti e pellegrini. Tradizione e innovazione insieme, dunque, e per una volta non solo nei proclami della vuota retorica. Due schermi olografici, tre leggii touchscreen e quattro videowall, destinati alla visione di audiovisivi integrati di ricostruzioni 3D e ricostruzioni virtuali, sfileranno lungo il percorso di visita del Santuario, coadiuvati da sei leggii e totem posti, invece, nell’area monumentale. In più, ecco l’applicazione Web-based, scaricabile gratuitamente dagli utenti per esplorare venticinque punti di interesse ed otto approfondimenti.

Compito dei supporti, fruibili in due e/o quattro lingue, sarà quello di illustrare ai visitatori la coralità di ambienti, oggetti ed opere d’arte, senza rinunciare alla possibilità di amplificare le emozioni e le sensazioni suggerite dal luogo.

Benvenuti nella Storia, passata e futura.

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