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Giovedì 18 Gennaio 2018 | 20:24

trasporto pubblico

Taranto, un autista su tre
in malattia a Natale

autobus

di FABIO VENERE

Sui mezzi di trasporto pubblico, si sa, il virus dell’influenza viaggia più veloce dello stesso autobus. Sarà per questo che, sabato scorso, ben 25 autisti su 71 in servizio all’Amat di Taranto durante l’antivigilia di Natale hanno marcato visita. Assenti. Ma non solo. I loro certificati di malattia, per dirla tutta, si sono aggiunti alle assenze già programmate per ferie (...).

Anche alle ferie di altri dipendenti dell’ex municipalizzata rimasti a casa per altri motivi (permessi per donazione del sangue o per assistere parenti disabili o ancora per infortuni sul lavoro). Ora, solo successive indagini interne dovranno stabilire se invece di assenza si possa parlare di assenteismo. La disputa non è solo lessicale, la differenza non é meramente formale ma sostanziale. Anche perché un’assenza può essere collegata ad una circostanza occasionale magari condizionata proprio da un’influenza particolarmente aggressiva così come è quella che si sta manifestando in questi giorni, mentre l’assenteismo porta alla mente stratagemmi organizzati per non presentarsi al lavoro. Non resta che attendere, dunque, anche l’esito del tavolo di confronto che l’amministrazione comunale avvierà con le organizzazioni sindacali.
Già, i sindacati. I rappresentanti di quelli che ora, contrattualmente, si chiamano «operatori di esercizio» ma che per tutti sono semplicemente «autisti», non ci stanno a passare per una massa di scansafatiche. E nel ricordare i turni pesanti, i mezzi obsoleti, le frequenti aggressioni subite rivendicano lo sblocco delle assunzioni richiesto ormai da tempo.

Sono tutti elementi oggettivi da mettere al centro di un confronto con la proprietà (il Comune di Taranto) ma, detto questo, qualche problema c’è o quantomeno c’è stato. Non a caso, evidentemente, nell’ultimo decennio gli ex amministratori dell’Amat, hanno più volte denunciato assenze sopra la media proprio durante il fine settimana. E non è un caso se la società di Bologna che ha consegnato al Municipio il nuovo Piano della mobilità abbia sottolineato negativamente proprio il tasso di assenze dal lavoro. Che è tra i più alti tra le aziende di trasporto pubblico locale.

Dati alla mano, dunque, qualcosa non funziona. E questo va oltre quel che è accaduto due giorni prima di Natale. Magari, erano davvero tutti influenzati ma anche se questo fosse completamente vero, la sensazione è che la questione vada affrontata strutturalmente. Colpendo i furbetti, se ci sono, che sfruttano leggi (giuste) per i propri interessi personali.
Di certo, bisogna agire. Per garantire equità verso gli autisti imbottigliati per ore nel traffico e (prime) vittime della doppia fila selvaggia e per dare anche una risposta a chi attende più del dovuto alle fermate. Che poi sono studenti, pensionati, disoccupati, cassintegrati. E si perché il facoltoso professionista, difficilmente lo si vedrà salire a bordo di un autobus.
A prendere quei mezzi sono quelle che vengono definite categorie deboli e che forse più di altre (se cosi si può dire), non meriterebbero di subire l’arroganza del furbetto che al volante del bus preferisce il divano di casa.

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