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Giovedì 18 Gennaio 2018 | 20:55

«La costa divorata dal cemento»
Allarme nel report di Legambiente

Santa Cesarea, San Gregorio e Lido Marini i centri più compromessi

«La costa divorata dal cemento» l'allarme nel report di Legambiente

Già compromessa oltre la metà della costa, sei località leccesi preda dell’espansione: il cemento ha divorato ampi tratti del litorale, con un boom senza freni negli ultimi due decenni. La fotografia restituita da Legambiente fa suonare il campanello d’allarme.

I centri in cui si registrano le trasformazioni più rilevanti sono Santa Cesarea Terme, San Gregorio e Lido Marini. Risultano quasi raddoppiati i suoli occupati dai tessuti di Torre Mozza, Baia Verde e Sant’Isidoro per la creazione di insediamenti turistici. Diversi sono gli interventi infrastrutturali, che hanno riguardato la trasformazione delle foci di alcuni fiumi e l’ampliamento di diversi porti: tra questi anche Santa Maria di Leuca.

“Vista mare. La trasformazione dei paesaggi italiani costieri” è il libro che contiene il report anche relativo al Leccese, uno schiaffo per i Comuni salentini, che ancora non sentono l’urgenza di cambiare modello di sviluppo recependo le indicazioni del Piano paesaggistico regionale.

Ciò che è chiaro è che il 56 per cento (pari a 454 chilometri) degli 810 chilometri di litorale regionale risulta già urbanizzato e trasformato da costruzioni legali o abusive. Lo studio dell’associazione, attraverso scatti satellitari ravvicinati, documenta come le costruzioni abbiano invaso i litorali, anche in barba alla Legge Galasso approvata nel 1985 e che prevede un vincolo di tutela per le aree costiere fino a 300 metri dalla linea di costa.

Seconde case, strutture ricettive, turistiche e ville di lusso: l’espansione magmatica è stata spesso favorita anche dall’inadeguatezza degli strumenti urbanistici, mai aggiornati da 40 anni a questa parte in una buona fetta di comuni.

«Da sottolineare – dicono da Legambiente - è anche la crescita di centri che sono alle spalle della costa e che hanno influenzato la trasformazione di tratti costieri sui quali insistono, con costruzioni lungo le strade di accesso». Un esempio eclatante riportato è ciò che c’è immediatamente a ridosso del tratto di costa che va da Santa Maria di Leuca a Taranto. Così la Puglia ha visto scomparire in 24 anni 50 chilometri di aree agricole lungo il litorale. «Ci preoccupa - dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia - l’aumento del cemento in tratti originariamente naturali e agricoli. Occorre un radicale cambio di marcia sul fronte dell’abusivismo edilizio, puntando alla demolizione dei tanti edifici non a norma presenti sul territorio costiero così da dare un chiaro segnale di cambiamento rispetto al passato».

Si guarda al domani: l’approvazione del Piano paesaggistico regionale, ai sensi del Codice dei beni culturali, ha segnato un cambiamento di enorme importanza per il futuro delle coste. Ha imposto, infatti, l’inedificabilità delle aree a meno di 300 metri dal mare (sono consentiti soltanto interventi di riqualificazione/recupero, compatibili con le specificità del contesto) e la possibilità di guidare le trasformazioni lungo le coste pugliesi verso la riqualificazione edilizia, la valorizzazione dei paesaggi rimasti integri, di immaginare e realizzare politiche e interventi per un turismo di qualità.[t.c.]

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