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Mercoledì 17 Gennaio 2018 | 21:14

«Odissea Tap»: fra ricorsi e proteste il nuovo gasdotto continua il percorso ad ostacoli in Puglia

BARI - Accompagnato dalle accese proteste di ambientalisti e comunità locali che sono riusciti a tratti anche a bloccare o a rallentare i lavori del cantiere dell’approdo salentino del Tap, il gasdotto che porterà in Europa gas dall’Azerbaigian continua il suo percorso ad ostacoli puntellato anche dai ricorsi amministrativi che ne accompagnano quasi ogni passaggio autorizzativo.
La multinazionale ne ha già superati diversi ma altri sono pendenti promossi dalle amministrazioni (in particolare la Regione Puglia) che sono contrarie all’approdo sulla spiaggia di San Foca di Melendugno, una delle più belle e rinomate del Salento. Un grosso scoglio è stato superato il 10 ottobre scorso quando la Corte costituzionale ha giudicato inammissibile il conflitto sollevato dalla Regione contro lo Stato per il procedimento seguito nell’autorizzazione rilasciata al gasdotto. La Regione ha però altri due ricorsi pendenti: uno sarà discusso dal Tar del Lazio, l’altro, bocciato in primo grado, andrà all’esame del Consiglio di Stato.

Dopo le fasi preparatorie, le prospezioni a terra e i sondaggi in mare per verificare la compatibilità della condotta sottomarina (105 km tra l’Albania e la Puglia che correranno ad una profondità massima di 820 metri) con l’ecosistema, i lavori a terra per la realizzazione dello snodo di Melendugno sono stati avviati nel marzo scorso. La mobilitazione No Tap da allora è stata massiccia e costante e i lavori, consistiti prevalentemente nell’eradicamento e trasferimento temporaneo di oltre 200 ulivi che si trovavano sul sito, hanno suscitato proteste, blocchi stradali e anche tafferugli. L’attività di Tap è proseguita anche con blitz notturni e la blindatura massiccia delle forze dell’ordine per contenere il costante presidio di centinaia di persone. Gli ulivi che si trovavano lungo il tracciato del gasdotto sono stati spostati nella vicina masseria del Capitaneo che sarà la sede temporanea di stoccaggio.

Ora nel cantiere di Melendugno proseguono i lavori che porteranno alla realizzazione del pozzo di spinta da cui partirà il microtunnel che ospiterà il gasdotto e che, passando 15 metri sottoterra, arriverà dopo un chilometro e mezzo alla spiaggia di San Foca. Tre giorni fa la protesta è esplosa di nuovo e in No Tap hanno tentato di irrompere nel cantiere: una cinquantina di attivisti è stata portata in questura e denunciata. La tabella di marcia va comunque avanti tanto che la multinazionale a più riprese ha confermato la data del 2020 come primo avvio dell’arrivo del gas in Puglia. In campo ci sono anche 55 milioni di euro di investimenti sul territorio salentino (a sostegno di ambiente, turismo, pesca e lotta alla xylella) che Tap ha offerto per convincere i sindaci salentini a deporre le armi e considerare anche i vantaggi che il gasdotto può portare alle comunità.

(di Paola Laforgia - ANSA)

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