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Mercoledì 17 Gennaio 2018 | 21:15

l'addio

Vito Attolini, la critica
come servizio pubblico

È morto ieri mattina Vito Attolini, decano dei critici cinematografici pugliesi e «storica» firma della «Gazzetta». Era nato a Bari e aveva compiuto 86 anni pochi giorni fa. I funerali si terranno oggi a Bari alle 16 nella parrocchia del Sacro Cuore in via Cardassi

vito attolini

di OSCAR IARUSSI

Discreto, disinteressato, signorile, coltissimo, acuto. Questi era Vito Attolini. Non v’è chi non lo ricordi con affetto e gratitudine tra coloro che l’hanno incontrato sui sentieri del cinema (amava John Ford e il western), di cui era esperto come pochi, senza boria. Attolini, a lungo alto funzionario dell’Intendenza di Finanza, era un critico cinematografico di valore, come i nostri Lettori sanno bene, ma le sue passioni spaziavano dalla letteratura alla musica con pari consapevolezza. Lontano, in tal senso, da certa cinéphilie settaria e auto-reclusa nel recinto dello schermo. Anzi, Vito guardava con un po’ di sospetto alla parola stessa, «cinefilo», estranea allo spirito di servizio - che gli era proprio - nei confronti della comunità e in particolare dei più giovani. Era insomma un operatore culturale a tutto tondo, un critico «militante», si diceva un tempo in contrapposizione ad «accademico», di matrice sessantottina ante litteram.

Vito Attolini si era formato nella Bari vivace e curiosa degli anni ‘50 e ‘60, insieme al fratello Gianni, storico del cinema, più piccolo di alcuni anni. Era la Bari delle case editrici (Laterza, Adriatica, Cacucci...) e delle riviste («Belfagor» di Carlo Ferdinando Russo e in seguito quelle per i tipi di Dedalo), del dibattito politico-culturale che avrebbe dato vita all’école barisienne, di un’opinione pubblica non ancora disillusa e di un’università capace di guardare oltre le aule. Mario Sansone, preside di Lettere e maestro di una generazione di studiosi, propiziò la nascita del Cut, il Centro Universitario Teatrale affidato a Egidio Pani. Intorno a lui, fra gli altri, Vito Attolini, Rosanna Carenza, Filippo Alto, e subito dopo Bepi Acquaviva e Michele Mirabella.

Ma già nei primi ‘50 Vito fonda e anima il «Cineclub Bari» insieme con Francapia d’Amoia, Giuseppe Bianchi, Cecilia Mangini, Gigliola De Donato, Vito Maurogiovanni... È solo la prima di una serie di esperienze: «Gli amici del cinema», matinée domenicali con dibattito al Kursaal Santalucia, incontri alla «Filmeria» e all’«Abc» che ne prese il posto dalle parti del faro, con Alfonso Marrese ed Enzo Velati. Intanto comincia a scrivere per la «Gazzetta» affiancando Piero Virgintino, nonché su riviste prestigiose come «Quaderni medievali» (dedica un libro della Dedalo alle Immagini del Medioevo nel cinema e con il medievista Raffaele Licinio anima seminari assai seguiti), «Quaderni di Storia» e «Cinema nuovo» diretta da Guido Aristarco che lo premia col «Pasinetti».

Autore di numerosi volumi citati in tutte le storie del cinema, Attolini riscoprì in un studio fondamentale il ruolo da pioniere della Settima Arte del musicologo Sebastiano Arturo Luciani di Acquaviva delle Fonti (Edizioni del Centro librario, 1971). Ha curato i due volumi editi da Adda Cineasti di Puglia. Autori, mestieri, storie (con Marrese e Abenante), composto una bellissima Storia del cinema letterario in cento film (Le Mani ed.), ricostruito «La vita breve e felice di Valentino» nel suo Rudolph & Rodolfo per Schena, e scritto vari manuali e testi teorici. È stato nel direttivo nazionale del Sindacato Critici (Sncci), per il quale, con Anton Giulio Mancino, ha varato una collana «pugliese» delle Edizioni dal Sud (l’ultimo titolo, su Sandro De Feo, è appena uscito).

Quando lo chiamavamo per una recensione o il necrologio di un attore o di un regista, a qualunque ora Vito si metteva all’opera e nel giro di poco il pezzo era qui in redazione: preciso, impeccabile, illuminante. Un vero giornalista, del quale mancheranno l’ironia e il rigore. A chi scrive mancherà anche un amico, il generoso maestro degli inizi e di sempre. Ciao Vito.

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