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Lunedì 11 Dicembre 2017 | 18:23

immigrazione clandestina

Matrimoni finti per dare
la cittadinanza a stranieri
Arresti nel Foggiano

matrimonio misto

FOGGIA - Organizzavano falsi matrimoni per far stabilire in Italia cittadini stranieri: per questa ragione i carabinieri del Comando Provinciale di Foggia stanno eseguendo numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse, su richieste della Procura della Repubblica, dal tribunale, nei confronti degli appartenenti ad un gruppo di persone, formato da italiani e stranieri.
Il gruppo - secondo quanto accertato - sarebbe responsabile di favoreggiamento dell’immigrazione illegale sul territorio nazionale tramite l’organizzazione di matrimoni fittizi. 

10MILA EURO PER OGNI CERIMONIA - E’ stimato tra i 7mila e i 10mila euro il giro d’affari per ognuno dei 15 matrimoni combinati finora accertati tra cittadini italiani e marocchini per fare ottenere a questi ultimi il visto di ingresso nel nostro Paese. E' quanto ritiene di aver accertato l’indagine della magistratura foggiana e dei carabinieri che stamani hanno arrestato 19 persone (8 in carcere, 11 ai domiciliari).
Le indagini sono cominciate nel settembre 2016 dopo una segnalazione dell’Ambasciata d’Italia in Marocco che segnalava che una donna di Manfredonia (Foggia) aveva richiesto un certificato di idoneità matrimoniale di un marocchino esibendo una busta paga apparentemente non veritiera, e che tale episodio consentiva perciò di ritenere potesse trattarsi di un matrimonio "di comodo». La Procura aveva delegato le indagini all’Arma di Manfredonia e dagli accertamenti è emerso un consolidato e lucroso sistema per introdurre in modo apparentemente legale cittadini marocchini, uomini e donne, in Italia.

I tre indagati stranieri, considerati il perno dell’attività illecita, individuavano - secondo l’accusa - in Italia le persone disposte, previo compenso di circa 2000 euro, a contrarre il matrimonio all’estero. Stretto l’accordo, gli 'sposi' italiani venivano dotati di biglietto aereo e inviati in Marocco, dove, una volta sposati, producevano la documentazione presso l’Ambasciata d’Italia per il rilascio del visto d’ingresso del coniuge. Tornati in Italia erano poi obbligati a una breve convivenza con il consorte, per il tempo strettamente necessario al rilascio del permesso di soggiorno. Veniva poi attivata la pratica di separazione, al fine di poter poi contrarre un nuovo matrimonio. Gli stranieri introdotti sul suolo italiano, nel frattempo, facevano perdere le loro tracce.
Il reato contestato è il favoreggiamento dell’immigrazione illegale nel territorio dello Stato italiano attraverso la produzione di documentazione e attestazioni false presso le Autorità italiane, sia all’estero che in Italia.

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