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Venerdì 15 Dicembre 2017 | 03:41

per 260 mila euro

Fondi antiracket non dovuti
sequestrati beni
a 5 società salentine

Finanza

LECCE - Militari della Guardia di finanza di Lecce hanno eseguito un sequestro preventivo di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 260.000 euro nei confronti di cinque società - quattro di Lecce ed una di Cellino San Marco (Brindisi) - accusate di indebita percezione di contributi pubblici destinati alle vittime del racket e dell’usura. Una di queste società è stata anche interdetta temporaneamente a contrattare con la Pubblica amministrazione.

Il provvedimento restrittivo, emesso dal giudice per le indagini preliminari di Lecce Giovanni Gallo, su richiesta dei pm Roberta Licci e Massimiliano Carducci, è scaturito dalle indagini dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Lecce, che lo scorso mese di maggio portarono all’arresto del presidente di una locale associazione antiracket ed antiusura e di suoi stretti collaboratori. Gli arrestati erano accusati di aver prodotto, associandosi tra loro, falsa documentazione finalizzata a percepire indebitamente contributi, erogati dall’Ufficio del Commissario straordinario per le iniziative contro il racket e l’usura, per un importo di oltre due milioni di euro. Nell’operazione vennero arrestate quattro persone, furono notificati 36 avvisi di garanzia e sequestrati beni nella disponibilità degli indagati per un valore pari ai contributi indebitamente percepiti.

Successivamente i finanzieri hanno chiesto all’autorità giudiziaria di adottare misure cautelari patrimoniali e interdittive nei confronti delle cinque società fornitrici dell’associazione indagata, le quali, per consentire la percezione di parte dei contributi erogati, avevano emesso false fatturazioni riguardanti lavori edili, prestazioni pubblicitarie e fornitura di articoli per ufficio.

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