Martedì 17 Luglio 2018 | 15:49

La seduta monotematica

Ilva, salta il numero legale
in Regione sul ricorso
«Scappano». «Pagina triste»

E' venuto meno il numero legale durante la votazione del primo dei tre ordini del giorno presentati in aula. Numerosi consiglieri hanno lasciato l’aula e, fra i presenti, 13 si sono astenuti, due hanno votato a favore e otto invece contro.

Ilva a Taranto

Lo stabilimento Ilva

Sale la tensione sull'Ilva, ma nello stesso tempo aumenta anche la consapevolezza della necessità che il conflitto istituzionale deve ricomporsi e ritrovare un tavolo al quale tornare a ragionare. Lo chiedono in primis i sindacati che oggi hanno fatto un sit-in davanti alla Regione Puglia durante la riunione del consiglio regionale che è poi saltata per il venir meno del numero legale. La manifestazione era solo Cisl e Uil, ma la Cgil ha parlato attraverso il segretario Susanna Camusso che ha chiesto al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano il ritiro del ricorso al Tar e al ministro Carlo Calenda di far ripartire il dialogo per «migliorare il piano ambientale».

La seduta monotematica del Consiglio regionale della Puglia sulla vertenza Ilva si è chiusa per il venire meno del numero legale durante la votazione del primo dei tre ordini del giorno presentati in aula. Dopo l’intervento del presidente della Regione, Michele Emiliano, si è proceduto alla votazione dell’odg proposto da Mino Borraccino (Noi a sinistra per la Puglia) che, al quinto punto, prevedeva il ritiro del ricorso al Tar promosso dalla Regione contro il decreto del Governo. Lo stesso Borraccino era intervenuto sostenendo che «Il ricorso al Tar è del presidente e della Giunta, non è del Consiglio e men che meno della maggioranza, perché questo tema non è stato condiviso con nessuno, e invece un tema così importante avrebbe dovuto vedere un confronto almeno con i consiglieri tarantini di entrambi gli schieramenti».

Numerosi consiglieri hanno lasciato l’aula e, fra i presenti, 13 si sono astenuti, due hanno votato a favore e otto invece contro. Votazione dunque nulla e seduta chiusa dopo circa cinque ore di discussione.

«EMILIANO SCAPPA» - Emiliano «va via e ordina ai suoi di seguirlo facendo mancare il numero legale». I consiglieri del gruppo regionale di Direzione Italia (Ignazio Zullo, Luigi Manca, Renato Perrini e Francesco Ventola) che erano rimasti in aula per votare gli ordini del giorno, commentano così in una nota la chiusura della seduta monotematica sull'Ilva del consiglio regionale della Puglia per mancanza del numero legale al momento della votazione degli ordini del giorno proposti da alcuni consiglieri di maggioranza e opposizione.

«Finito il suo discorso e avendo detto di avere ragione, per ciò che concerne il suo ricorso contro il decreto ambientale del governo - scrivono i consiglieri di Direzione Italia - ha impedito (Emiliano, ndr) al Consiglio di votare le mozioni e decidere se doveva proseguire o meno. Siamo francamente stanchi di assistere a questo teatrino della politica dove il presidente recita una parte a seconda di chi ha di fronte: uno nessuno e centomila. Mentre la Puglia soccombe sotto il palcoscenico».

Critici anche i consiglieri di Forza Italia Nino Marmo, Giandiego Gatta, Domenico Damascelli e Francesca Franzoso. «Non è accettabile che ci sia una maggioranza composta da veri 'cuori di leonè. Uomini che dopo aver parlato per ore e snocciolato questioni in lunghissimi interventi in aula, peraltro tutti chiaramente contrari al ricorso al Tar presentato dalla Regione, hanno fatto 'furia francese e ritirata spagnolà. Sono fuggiti dall’aula al momento del voto per non assumersi la responsabilità di fare il loro lavoro: decidere. Far mancare il numero legale proprio sull'Ilva - concludono i consiglieri 'forzistì - è una indecorosa pagina politica che concorre a distinguere tra uomini e dispensatori di chiacchiere». (

I SINDACATI: TRISTE PAGINA DI STORIA - «Una triste pagina di politica si è consumata al momento della votazione dell’ordine del giorno, circa il ricorso al Tar: in aula non si è raggiunto nemmeno il numero legale per effettuare la votazione». Lo affermano Fim e Uilm sull'assemblea della Regione Puglia sul caso Ilva, sottolineando che «si parla tanto di esercitare la democrazia, ma con la scelta di assentarsi al momento della votazione, è venuta meno la possibilità di condividere la scelta». «Un brutto esempio - osservano i sindacati in una nota - per gli abitanti di questa regione e per i cittadini di Taranto che, da anni, attendono risposte concrete dalle istituzioni».
«Il Presidente Emiliano - scrivono i sindacati - ha trovato eccessivo il sit-in sotto il Palazzo della Regione, volendo far passare il ricorso di un Presidente di Regione come quello di ogni singolo cittadino. Siamo ancora alla fase in cui la Regione Puglia continua a far paragoni tra le due cordate. Al contrario il sindacato non ha mai fatto il tifo per nessuna delle due: per noi l’interlocutore è Alcerot Mittal, dal momento in cui si è aggiudicato la gara. Ricordiamo, inoltre, ai sostenitori della seconda cordata che il piano industriale presentato aveva numeri di esuberi più alti, con un costo del lavoro - quindi salari -più basso. Nei prossimi giorni in assemblea con i lavoratori illustreremo lo stato attuale della situazione. Metteremo in campo - chiosano Fim e Uilm - tutte le energie, affinché il negoziato possa ripartire, nonostante il ricorso al Tar. Per noi è importante addivenire quanto prima a una soluzione che possa porre fine a questa stanchevole fase di transizione».

COMITATO GENITORI TARANTINI CONTRO CALENDA - «Signor Calenda Carlo, il suo modo di rivolgersi al popolo tarantino denota una continua insopportabile arroganza, non seconda certamente a quella degli imperatori dell’antica Roma». Lo scrive il Comitato dei Genitori Tarantini in una lettera aperta al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, riferendosi allo scambio di tweet con il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, sulla questione del ricorso al Tar contro il Decreto del presidente del Consiglio riguardante la nuova Aia per l’Ilva.

«Le vogliamo ricordare - aggiungono i Genitori Tarantini - che noi non siamo gladiatori la cui vita dipende dal pollice alto o verso di un semplice ministro della Repubblica italiana, né la sua attuale carica le può permettere offese e battute di vario genere. Le sue risposte al sindaco di Taranto, del quale non siamo né i difensori né gli iloti e dal quale attendiamo passi ancora più significativi, denotano lo sprezzo con cui si rivolge alla nostra comunità». Il ministro aveva 'citato allegramente - osservano nella lettera aperta - il Leonida re di Sparta (nato due secoli dopo la fondazione di Taranto). Bene, sappia che ci fu un Leonida nato a Taranto. Questi fu poeta tra i massimi dell’antichità, imitato nello scrivere per ben otto secoli dopo la sua morte. Preferì, Leonida di Taranto, l’esilio in povertà alla riduzione in schiavitù da parte degli invasori romanì.
Per quanto riguarda, infine, la 'produzione strategica per la nazionè di cui ha parlato nei giorni scorsi Calenda riferendosi all’acciaio, i Genitori Tarantini concludono la lettera al ministro esplicitando la loro posizione. 'Siamo per la chiusura delle fonti inquinanti, senza se e senza ma - scrivono rivolgendosi a Calenda - il loro smantellamento e la bonifica del territorio contaminato (ultimamente anche dalle sue parole). Si tenga pure i soldi che vorrebbe anticipare per la copertura dei parchi di minerale; li usi per cose più 'strategichè per la nazione. I parchi di minerale devono scomparire insieme all’intera Ilvà. 

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