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Domenica 21 Gennaio 2018 | 19:08

Come in un film

Denunciò furto dell'auto
«Defendi non truffò
la sua assicurazione»

«Defendi non truffò  la sua assicurazione»

di Giovanni Longo

BARI - Sembra quasi la sceneggiatura di un film, sulla falsa riga del lungometraggio «Mio cognato» di Alessandro Piva. Al posto di Rubini e Lo Cascio, alla ricerca disperata di un’auto rubata, il protagonista in questo caso è, suo malgrado, l’ex capitano del Bari Marino Defendi, assolto con formula piena dall’accusa di avere denunciato falsamente il furto della sua macchina per raggirare l’assicurazione, e anche di aver simulato il reato. La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dal Tribunale di Trieste, competente per territorio perché là ha sede la Compagnia assicurativa, che, con la denuncia, aveva dato il via all’indagine.

Per conoscere la «trama», un po’ diversa dalla pellicola, occorre spostare le lancette dell’orologio a fine febbraio 2012. Uno dei giocatori più amati dalla tifoseria biancorossa, di recente molto applaudito anche da avversario quando con la maglia della Ternana ha giocato allo stadio «San Nicola», denuncia il furto, avvenuto a Bari, della sua Bmw serie 3 Coupé. Defendi, appena tornato in città dopo la riabilitazione in una struttura specialistica di Giulianova, a seguito di un infortunio di gioco, va a fare la spesa al quartiere Santo Spirito e non trova più la sua auto. Un po’ sconsolato, denuncia il furto ai Carabinieri e chiede l’indennizzo alla sua assicurazione. La Compagnia avvia gli accertamenti e scopre che, circa un mese prima, l’auto era stata di nuovo immatricolata prima in Germania e poi in Francia. Non solo. Il costoso sistema antifurto satellitare montato sull’auto a partire dal 15 gennaio 2012 risultava inattivo.

Il calciatore viene accusato dalla Procura di Trieste di avere reso una falsa denuncia di furto e, sostanzialmente, di aver voluto raggirare la compagnia. Defendi cade dalle nuvole e, forte della sua totale buona fede, chiede subito di essere interrogato. In quella sede, ricorda di avere prestato nei primi giorni del gennaio 2012 la sua auto a un conoscente, un tifoso biancorosso che gliela aveva chiesta per partecipare a un matrimonio fuori Bari. Qualche giorno dopo, l’auto viene restituita anche se Defendi, a causa dell’infortunio, non può guidarla. Nel periodo in cui è nella disponibilità del tifoso, l’auto viene segnalata a Parma: l’amico di Defendi, infatti, viene fermato per un controllo a bordo della Bmw, che verrà poi ricostruito, risulterà reimmatricolata in Germania.

La Procura triestina non crede a Defendi e chiede il rinvio a giudizio del calciatore. Durante l’udienza preliminare, i difensori dell’ex biancorosso, avvocati Massimo Roberto Chiusolo ed Attilio Altieri sollecitano il giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Trieste ad accertare presso l’Ufficio della motorizzazione tedesca chi avesse curato la pratica di reimmatricolazione. L’accertamento, effettivamente decisivo, viene disposto dal giudice con tanto di rogatoria internazionale. Peccato, però, che si conclude con un nulla di fatto perché, dopo due anni, la Motorizzazione civile tedesca non conserva più i documenti relativi ai veicoli stranieri. Così, dopo avere corso in lungo e in largo sui campi di mezza Italia, Defendi deve affrontare una sfida in Tribunale.

La Procura, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, chiede una condanna a un anno e mezzo di reclusione per Defendi. Il gup presso il Tribunale di Trieste Giorgio Nicoli, condividendo le tesi difensive degli avvocati Chiusolo e Altieri, assolve invece l’imputato da ogni accusa con la formula più ampia «perché il fatto non sussiste», riconoscendo al 90° minuto l’assoluta onestà di Defendi.

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