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Mercoledì 13 Dicembre 2017 | 06:41

il caso

«Aeroporti, i figli di dipendenti
assunti in cambio di un appalto»
Adp avvia una indagine interna

L'Anticorruzione: spese triplicate per manutenzione dei mezzi interpista

Aeroporto di Bari, Debar  chiede altri 10 milioni

di Massimiliano Scagliarini

BARI - Un appalto per la manutenzione dei mezzi aeroportuali da 431mila euro, diventati poi oltre il triplo. E una lettera anonima, molto precisa e circostanziata che ha portato l’Anticorruzione interna ad affidare un audit a Kpmg, scoprendo alcune circostanze che quasi certamente porteranno conseguenze gravi: la ditta vincitrice è la stessa già coinvolta nell’indagine sull’Amtab di Bari, e proprio come emerso in quella indagine avrebbe assunto i figli di due dipendenti di Aeroporti di Puglia. Ma, soprattutto, anche il nuovo bando (che si è chiuso ad agosto) conterrebbe clausole «sartoriali» per garantire l’aggiudicazione alla solita ditta. E per questo potrebbe essere annullato.

È di nuovo bufera su Adp, anche se stavolta è stata la stessa società di gestione degli scali ad attivare l’Organismo di valutazione interno (che svolge le funzioni anticorruzione) ed a far partire la verifica. L’appaltatore si chiama Oma Service, una società di Bari che si occupa di manutenzione di mezzi industriali e che nel 2014 si è aggiudicata il bando triennale per l’intervento sui mezzi aeroportuali negli scali di Bari, Brindisi, Grottaglie e Foggia: si tratta innanzitutto dei bus interpista, i Cobus, quelli che portano i passeggeri dalla scaletta agli ingressi dell’aerostazione. L’Odv ha passato al setaccio tra l’altro gli ordini e i pagamenti effettuati alla Oma, in particolare quelli dell’ultimo anno. Ed ha scoperto che, oltre ai 431mila euro l’anno stabiliti nel contratto di manutenzione, alla ditta sono stati erogati circa altri 800mila euro. Come? Attraverso affidamenti diretti per interventi di manutenzione giustificati dall’urgenza. Affidamenti che l’advisor ritiene molto discutibili, in quanto - in almeno due casi - il costo di quegli interventi supererebbe il valore dei mezzi. Detto in altri termini, con quegli stessi soldi i bus potevano essere comprati nuovi.

Ce n’è abbastanza per trasmettere le carte in Procura. Tuttavia c’è anche il capitolo delle assunzioni. Alle dipendenze della Oma ci sarebbero infatti i congiunti di due dipendenti AdP con ruoli di responsabilità nella procedura di manutenzione. Se sembra un film già visto, è perché si tratta esattamente della stessa accusa che la Procura di Bari ha mosso alla Oma nell’ambito dell’inchiesta sulle manutenzioni effettuate all’Amtab, l’azienda comunale del trasporto pubblico. Secondo il pm Francesco Bretone, che ha ipotizzato i reati di corruzione, peculato e falso, Oma avrebbe potuto lavorare in Amtab grazie a due funzionari che avrebbero ottenuto in cambio l’assunzione dei rispettivi figli in una società ritenuta fittizia, la Citybus srl, riconducibile a Pietro Di Paola, ex amministratore della Oma anche lui indagato e poi raggiunto da un provvedimento di interdizione.

Ma la verifica di Aeroporti non si è fermata qui. A giugno, come detto, è stato pubblicato il nuovo bando per l’affidamento del servizio di manutenzione. Hanno partecipato tre ditte, una delle quali (Movincar sud di Melfi) è stata esclusa per carenza di requisiti. Venerdì scorso si è svolta la seduta per l’apertura delle offerte economiche, cui sono stati ammessi due partecipanti, Officine Jolly di Statte e Oma Service. Nel bando di gara, però, c’è una clausola molto particolare, che garantisce 7 punti a chi possiede una «cabina forno di verniciatura conforme per bus interpista Cobus 3000 (metri 3x13 netto)». Una richiesta abbastanza singolare (non è che i bus necessitino tutti i giorni di interventi di carrozzeria) e che potrebbe infatti costituire un requisito sartoriale per garantire l’aggiudicazione dell’appalto: una clausola simile, molto simile, si trova infatti nel bando triennale per la manutenzione dei bus lanciato da Stp, la società di trasporti pubblici della ex Provincia di Bari, bando cui ha partecipato, appunto, Oma Service, e che è oggetto di un ricorso al Tar.

Sulla base dell’indagine avviata dal presidente dell’Organismo di vigilanza, Raffaele Cusmai, Aeroporti di Puglia potrebbe procedere all’annullamento in autotutela del suo bando, e dovrebbe avviare procedimenti disciplinari nei confronti dei due dipendenti. Ma valuterà anche l’azione di responsabilità nei confronti dei manager che non si sono accorti dello sforamento del budget. Da 400mila euro a oltre un milione e trecento mila, a colpi di ordini urgenti, senza che alcuno aprisse bocca.

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