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Giovedì 14 Dicembre 2017 | 01:42

emergenza

Donazione di sangue
un'ecatombe in Basilicata

sacche di sangue donato

di MARIAGRAZIA ZACCAGNINO

Su mille lucani quaranta sono donatori di sangue. Una realtà consolidata che, in passato, ha rappresentato un modello di eccellenza anche fuori dai confini nazionali. Ma oggi qual è lo stato di salute della donazione di sangue in Basilicata? Se ne è discusso nel corso di una tavola rotonda organizzata dall'Avis di Potenza - moderata dal presidente dell’Ordine dei giornalisti di Basilicata, Mimmo Sammartino - dal titolo provocatorio e propositivo: «Dall'autosufficienza all'emergenza sangue in Basilicata. Analisi e proposte», che si è svolta nella sala Inguscio della Regione.

Per Genesio De Stefano, già presidente Avis Basilicata e vicepresidente Avis nazionale dal 1987 al 2005, si sta verificando una vera e propria «ecatombe delle donazioni». Nel 2012, anno d'oro della donazione, in Basilicata sono state raccolte 31.850 sacche di sangue e plasma. Nel 2017 si contano, ad oggi, 19.600 donazioni. Le 12 mila sacche in meno per De Stefano sono imputabili a ragioni di scelte politiche, di carattere tecnico-sanitario e di natura associazionistica. «Non è accettabile - sostiene De Stefano - che la Basilicata, in passato regione esportatrice di sangue e dei valori solidaristici che sottendono la donazione, oggi sia fanalino di coda nella raccolta. Il modello Basilicata - ricorda - è stato studiato e imitato da altre regioni d'Italia. Soltanto nel 2012 abbiamo donato all'ospedale Bambino Gesù di Roma ben 3.600 unità di sangue. Oggi non si riesce ad attuare una programmazione che sia in grado di contrastare situazioni di emergenza come quelle che si verificano puntualmente in estate. È necessario recuperare le vecchie buone pratiche perché la Basilicata torni ad essere modello di eccellenza».

Per la dottoressa Clelia Musto, responsabile del Centro trasfusionale dell'Ospedale San Carlo di Potenza, il calo delle donazioni è da attribuire a ragioni demografiche e di accreditamento. «La nuova normativa europea in materia di accreditamento - ha spiegato la dottoressa Musto - ha portato alla chiusura di numerosi punti di raccolta: siamo passati dai 111 del 2012 ai 53 di oggi. Questo dato, unito al calo demografico della popolazione lucana, ha inciso sulla diminuzione delle donazioni. Tuttavia - ha precisato la Musto - la Basilicata è ancora in equilibrio».
«Pur essendo in equilibrio - ha sottolineato Nicola Stigliani, presidente dell'Avis di Potenza - è nostro compito tornare ad essere regione esportatrice ed è dovere delle associazioni e delle istituzioni, individuare forme di incoraggiamento e di tutela per i donatori». Le proposte emerse dalla tavola rotonda saranno trasmesse alle istituzioni, unico soggetto assente all'incontro.

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