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Lunedì 20 Novembre 2017 | 19:51

Bari, diecimila alberi
una foglia di fico sulla miseria

Bari, diecimila alberi una foglia di fico sulla miseria

di NICOLA SIGNORILE

Diecimila alberi e dieci parchi: l’obiettivo fissato per Bari dal sindaco Decaro può sembrare ambizioso e invece è l’ammissione di una sconfitta perché, per entrare nel consesso delle comunità progredite, Bari dovrebbe dotarsi – immediatamente – di almeno 30mila alberi. Certo, si sopporta una pesante eredità: indimenticabile il consigliere comunale Scaramuzzi che a Palazzo di Città, la sera del 16 dicembre 1949, pronunciò queste parole: «Gli alberi di corso Cavour servono solo a nascondere le belle insegne dei negozi e a favorire una moltiplicazione di insetti, e quelli di via Putignani vengono lasciati crescere soltanto perché la sostituzione di alcuni di essi ormai rinsecchiti costa più dell’estirpamento di tutti gli altri e del relativo ripristino del marciapiede».

Indubbiamente c’è stato un progresso della classe dirigente, se oggi nell’aula Dalfino  si alzano invece alti i lamenti per la sorte delle palme di via Sparano (che pure in qualche modo occultavano le insegne dei negozi!). Fatto sta che ogni barese può contare, al momento,  su 7 metriquadri di verde urbano. Praticamente, una miseria: la media in Italia calcolata dall’Istat è di 31 e comunque la soglia minima ne prevede 9.

Con una punta di malizia notiamo che l’annuncio del sindaco segue di pochi giorni l’iniziativa del Wwf «Urban Natur», in diverse città italiane. Ma le buone intenzioni non possono nascondere del tutto le ombre che qui proviamo ad accennare, alla rinfusa.

«Il Parco del Castello sta per nascere», dice Decaro mentre versa una vangata di terriccio sulle radici di un leccio messo a dimora nel giardino Isabella d’Aragona. Abbiamo fiducia in questi 52 nuovi alberi che rimpiazzano i pini rasi al suolo per il cantiere, ma intanto perché non si apre alla gente di Bari vecchia l’area alberata nel porto, davanti a Santa Chiara? Il Comune l’ha chiesto, senza risposta, ancora, dal Genio Civile.

Vanno avanti i lavori per il giardino di via Suglia, a Japigia, dove però un muro di recinzione, le solite telecamere e addirittura una strada non prevista nel progetto originale hanno preso il sopravvento.

Nella ex caserma Rossani, in attesa dell’avvio dei lavori per il giardino di Fuksas (progetto modificato grazie al laboratorio di partecipazione) si annuncia l’apertura dell’area di via Gargasole, ma si amplia anche il park&ride, dopo aver abbattuto in estate gli alti eucalipti. E dire che la Rossani avrebbe potuto diventare un bosco urbano…

Il «Comitato per il verde pubblico» presso il ministero dell’Ambiente sta confezionando le «linee guida» alle quali si dovranno conformare le città nell’«investimento verde», un investimento anche economico, se consideriamo che, secondo uno studio condotto sotto la direzione di Sergio Ulgiati dell’Università di Napoli, gli alberi di città valgono un milione e 200mila dollari per chilometro quadrato.

Domani, nella sala consiliare della Città Metropolitana (il palazzo della ex Provincia) si terrà un workshop intitolato «Infrastrutture verdi nella Rigenerazione urbana», organizzato dal dipartimento di Scienze agro-ambientali e territoriali dell’Università degli Studi di Bari e dalla Profin Service, per la presentazione dei risultati del progetto «Green Surge». L’incontro rimanda l’eco dell’iniziativa del Wwf cui abbiamo accennato. «Il futuro – dice Fausto Manes, professore di ecologia alla Sapienza di Roma, a proposito dell’azione del Wwf – passa soprattutto per le “Nature based solution”: l’integrazione fra più strutture verdi e nuove tecnologie per migliorare la qualità ambientale e la biodiversità. Solo così potremo far fronte a minacce come il cambiamento climatico, anche in casa nostra».

È del tutto evidente che tra le «Nature based solution» e i diecimila alberi proclamati da Decaro c’è una distanza abissale, perché manca una grande infrastruttura vegetale. Bari ha bisogno di un progetto che travalichi le scadenze elettorali e si proietti sulle generazioni future. Serve un patto di cittadinanza per creare una autentica foresta urbana,  insinuata fin dentro il costruito, trasformando i due cunei verdi che Ludovico Quaroni – con  il piano regolatore della città – salvò dalla furia gigantista della speculazione fondiaria ma non preservò dalle strategie del degrado.

E dunque: non bastano giardini né parchi urbani: serve una foresta di querce e di carrubi. Abbiamo bisogno di boscaioli.

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