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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 00:18

Guardia medica

Foggia, minaccia con un fucile
dottoressa: «Ora ti ammazzo!»

L'uomo, con problemi psichici, ha puntato l'arma contro la professionista della guardia medica perchè non voleva essere ricoverato

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Una dottoressa in servizio di Guardia medica a Foggia che stava facendo una visita a domicilio ad un paziente con problemi di natura psichica è stata aggredita dall’uomo che che le ha puntato contro un fucile minacciandola perchè non voleva essere ricoverato in ospedale. La situazione si è risolta senza feriti grazie all’intervento della sorella del paziente, dei medici del 118 che si trovavano già sul posto e dei carabinieri che sono intervenuti quando la situazione stava degenerando. L’uomo, che si trovava in uno stato di agitazione incontrollata, è stato bloccato e ricoverato in ospedale.

L’episodio è stato denunciato dalla segnalato alla segretaria provinciale di Foggia del sindacato dei medici Italiani (Smi), Nunzia Pia Placentino che parla di «ennesimo episodio di violenza, a mano armata, nel domicilio del paziente, ai danni di una Guardia Medica» che avviene «nel silenzio imbarazzante delle istituzioni». «I medici di Guardia continuino a subire aggressioni - si aggiunge - in quella che si può definire una continua escalation di violenze al personale sanitario».

«A distanza di 10 mesi dall’aggressione armata di Statte (Taranto), e a distanza di 2 dalla violenza di Trecastagni (Catania) - evidenzia lo Smi - nessuna risposta seria è arrivata da parte delle Aziende Sanitarie né, appunto, da parte delle Istituzioni».
«I Sindacati, in Puglia - continua la nota - dopo varie proposte cadute nel nulla a livello aziendale nelle varie province, hanno avanzato nello scorso tavolo regionale del 22 settembre un progetto per la messa in sicurezza delle sedi, ma a tutt'oggi nulla si sa in merito a quella iniziativa».

«I medici - conclude Placentino - hanno diritto a lavorare in condizioni normali, non precarie e nella paura, devono poter ritornare serenamente a casa dalle loro famiglie a fine turno, sapendo di poter svolgere, un 'Pubblico Serviziò in condizioni di sicurezza»

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