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Venerdì 24 Novembre 2017 | 23:27

Bari

Multiservizi, pignoramento sparito
denunciato per truffa Olivieri

L'ex presidente al centro di una vicenda per la quale è stato licenziato un dirigente della Municipalizzata: se ho sbagliato, c'è la mia polizza

multiservizi bari

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

Il pasticcio dei pignoramenti spariti, l’utilizzo degli uffici aziendali per conto di una cooperativa esterna, la mancata comunicazione dei dati. Una serie di circostanze che sono state ritenute lesive del rapporto di fiducia. È per questo che il cda della Multiservizi ha deciso, all’unanimità, di concludere il procedimento disciplinare con il licenziamento del dirigente Onofrio Cascione, già sospeso a fine ottobre dopo la scoperta dei mancati accantonamenti nonostante le dichiarazioni rese al Tribunale civile. Ed è per questo che le carte della vicenda verranno trasmesse alla Procura della Repubblica, con una denuncia per truffa e violazione di esecuto nei confronti di Cascione e dell’ex presidente Giacomo Olivieri che aveva firmato quelle dichiarazioni.

«È una vicenda che mi addolora molto», dice il presidente della Multiservizi, l’avvocato Francesco Biga, che per il resto preferisce non fare commenti. Dal Comune, invece, allargano le braccia: data la gravità della questione, e dati i documenti che sono emersi, non c’era nient’altro da fare se non applicare la legge e demandare alla magistratura le valutazioni del caso.

Il problema è emerso - come la «Gazzetta» ha raccontato mercoledì - il 22 giugno, quando il got Vito Benedizione ha ordinato alla Multiservizi di produrre in Tribunale una serie di documenti riguardanti le retribuzioni di Cascione. È così saltata fuori l’esistenza di due procedure esecutive ai danni del dirigente, nelle quali l’ex presidente Giacomo Olivieri aveva reso le dichiarazioni del terzo pignorato (la Multiservizi, appunto): ma né le dichiarazioni del terzo né i pignoramenti risultavano protocollati in azienda, e - soprattutto - fino a quel momento non erano state effettuate le detrazioni del quinto dallo stipendio di Cascione. «Occorre esaminare e valutare dalla data di creazione delle precedenti detrazioni se individuabili come fatte per eludere i debiti di cui alla presente procedura esecutiva», ha scritto il giudice.

Si tratta di circa 60mila euro di debiti, in parte nei confronti della Deutsche Bank e in parte di una ditta, Clarin Italia, che aveva fornito transenne alla cooperativa L’Aquilone: Cascione, secondo una sentenza del Tribunale di Rieti, aveva «negoziato tutte le condizioni contrattuali» per conto della coop utilizzando l’indirizzo e i telefoni della Multiservizi, ed è dunque stato condannato a risarcire Clarin in solido con L’Aquilone. Cascione si è difeso sostenendo di essere stato autorizzato a negoziare con Clarin dall’ex presidente Vito Ferrara, e per il resto di non essere responsabile delle dichiarazioni rese al Tribunale da Olivieri. «Se ho commesso errori - ha spiegato Olivieri mercoledì alla Gazzetta - attiverò la mia polizza assicurativa».

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