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Venerdì 24 Novembre 2017 | 15:59

lavorava all'arsenale

Morì per l'amianto
operaio tarantino
«Vittima del dovere»

Il Tribunale di Taranto ha riconosciuto agli eredi un risarcimento di 200.000 euro ed una pensione mensile di 1600 euro

arsenale di Taranto

TARANTO - Il Tribunale di Taranto ha riconosciuto agli eredi di un operaio dell’Arsenale militare, equiparato a Vittima del Dovere, un risarcimento di 200.000 euro ed una pensione mensile di 1600 euro. Lo rende noto 'Contramianto onlus', che ha fornito assistenza legale alla famiglia del'uomo, dipendente civile motorista, morto per asbestosi nel 2012.
«Nessun indennizzo - sottolinea Luciano Carleo, presidente dell’associazione - potrà riportare in vita il loro caro ma il riconoscimento dà giustizia a quel decesso affermando il legame tra amianto, lavorazioni in Marina Militare ed insorgenza dell’asbestosi che ha portato alla morte il lavoratore, assunto come allievo operaio dell’Arsenale militare Taranto nel primo dopoguerra e pensionato dopo quarant'anni di carriera come operaio motorista meccanico specializzato».

L’iter amministrativo ha accertato, secondo quanto riferisce Carleo, «la correlazione tra la morte e l’esposizione all’amianto a bordo del naviglio della Marina Militare e nelle Officine dell’Arsenale militare di Taranto, lavorando a diretto contatto delle coibentazioni e parti in amianto di motori, tubazioni, scarichi, paratie, guarnizioni. Ma le esposizioni all’amianto sono state anche indirette durante i grandi lavori di manutenzione navale dove tutti, operai di Arsenale e Indotto, e marinai, partecipavano indistintamente alle attività di smontaggio e rimontaggio di macchinari ed apparecchiature con parti di amianto o che prevedevano sino ai primi anni «90 l’uso di amianto».

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