Giovedì 19 Luglio 2018 | 19:39

La vertenza

Ilva, gli indiani confermano
impegni. Calenda: ora parliamo

L'azienda: i livelli occupazionali fermi a 10mila e disponibilità a riconoscere i vecchi contratti. Prossimo appuntamento il 9.

Calenda Emiliano

«L'azienda ha confermato oltre alle 10mila assunzioni, i livelli salariali attuali quindi il tavolo può ripartire». Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo  Economico Carlo Calenda, uscendo dall’incontro sull'Ilva visibilmente soddisfatto. Arcelor Mittal avrebbe confermato i livelli occupazionali fermi a 10.000 posti (3.600 esuberi) e dato la sua disponibilità a riconoscere i vecchi livelli salariali e a lavorare sulla parte variabile. L’azienda sarebbe disponibile a discutere sui livelli occupazionali e sui singoli punti del piano industriale.

I prossimi appuntamenti saranno: il 9 novembre per il tavolo sul piano industriale ed il 14 novembre per quello sul piano ambientale.  Per evitare che a Taranto succeda ancora quello che è capitato giorni fa con una coltre di polveri neri che ricopriva la città il Mise, d’intesa con l'Amministrazione Straordinaria, sta valutando la possibilità di anticipare i tempi per la copertura dei parchi principali, ancor prima dei tempi previsti dal Dpcm ambientale. E’ quanto si apprende da una fonte presente al Tavolo. Questo investimento, di circa 400 milioni, è a carico dell’investitore, cioè di Am InvestCo. Per accelerare i tempi e slegarli dalla tempistica della procedura di trasferimento degli asset, l’ipotesi è di anticipare sia i lavori sia l’investimento finanziario necessario che verrebbe anticipato dalle casse dell’Amministrazione Straordinaria che poi si rivarrebbe su Am InvestCo. 

L'incontro era stato anticipato ieri da un duello istituzionale a colpi di comunicati tra Regione e Comune da una parte, e Governo dall'altro, per la partecipazione al tavolo dell'Ilva. Motivo per cui lo stesso ministro con un tweet aveva scritto:«Ilva: 2,4 miliardi di investimenti ambientali e produttivi, 1,1 bonifiche e 1,8 per creditori. 5,3 miliardi e istituzioni locali contro. Unico caso al mondo». 

Il ministro ha sottolineato che convocherà «un tavolo istituzionale con gli enti locali, 5 regioni e, credo, 42 comuni coinvolti dalla vertenza Ilva». Calenda ha anche rinnovato la richiesta al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di ritirare l’impugnativa del Dpcm sul piano ambientale, «ci sono in ballo 5,4 miliardi, quasi una piccola Finanziaria».

«Sarò contento quando la trattativa si chiude, incomincia la copertura dei parchi e svoltiamo questa storia che per l’Italia è stata penosa e per i Tarantini molto da tanti anni, presuppongo che ci siano i presupposti per farlo» ha sottolineato altresì Calenda.

Il presidente della Regione e il sindaco di Taranto, ricordiamo, nei giorni scorsi hanno annunciato la volontà di impugnare il decreto ambientale dell'Ilva, cosa che per Calenda rappresenta «un elemento di rischio». Non il solo, ricorda il primo cittadino di Taranto: «attendiamo anche il 13 novembre, quando si pronuncerà l’Antitrust». 

E proprio Melucci in una nota sottolinea che «Questa volta non si decide il futuro di Taranto senza i tarantini. In questa vicenda - afferma - ho colto la difficoltà del Ministro Calenda, schiacciato da interessi e problemi molto complessi, per nulla agevolato dal suo stretto entourage, che continua ad instillare veleno nei confronti degli enti locali e a destare preoccupazione in tutta la cittadinanza. Io ho il senso delle istituzioni e ho il dovere di interpretare, senza compromessi al ribasso, le aspirazioni della nostra comunità».

Per questo - aggiunge - «confermeremo al Ministro Calenda tutto il nostro leale sostegno, che tuttavia in nessun caso si realizzerà nei termini di una comparsata, come avvenne al tempo della cessione ai Riva». «La nostra sensazione - prosegue - è che non riusciamo a venire a capo del piano industriale del potenziale aggiudicatario e ad avere precise garanzie sulla tematica sanitario-ambientale, come pure impegni certi in relazione alle sorti dell’indotto locale, probabilmente perché questo piano non esiste affatto. Da questo discende il disperato tentativo del Governo di tenere fuori dal negoziato principale Comune di Taranto e Regione Puglia, per altro agitando in maniera deprecabile il ricatto del disimpegno dell’acquirente. Vista da Taranto, oggi, l’unica strada possibile resta ancora quella della resistenza nel quadro di uno stato di diritto, per cui l’Ente Civico che mi onoro di guidare proseguirà nel ricorso al Tar, che per primo aveva avanzato con convinzione sulla scorta di copiose indagini di tecnici, consulenti e Arpa.

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