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Giovedì 23 Novembre 2017 | 23:27

sanità in puglia

Polo tumori, il progetto vacilla
se ne va il capo delle chirurgie

Decisione a sorpresa di Sardelli, all'indomani del trasferimento. «In pensione da febbraio». Era stata annunciata come una «rivoluzione»

Oncologico di Bari

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Quando ha lanciato il progetto, Michele Emiliano ha parlato di «rivoluzione»: i tre reparti trasferiti da San Paolo e Di Venere al «Giovanni Paolo II» erano funzionali alla creazione del polo oncologico regionale. Oggi, dopo appena due mesi, l’uomo chiave dell’iniziativa, il chirurgo toracico Paolo Sardelli, ha chiesto di andare in pensione. E il progetto vacilla.
Sardelli, romano, 63 anni, unanimemente considerato un luminare della disciplina, dovrebbe lasciare il 1° febbraio. Il suo trasferimento all’Oncologico, definito attraverso un protocollo d’intesa con la Asl, è stato il risultato di faticosissime trattative che lo hanno messo a capo dell’operazione: ha ottenuto, tra l’altro, la nomina a capo del dipartimento di area chirurgica, oltre che il «sì» a una lunga serie di richieste sul fronte del personale e dell’organizzazione. Anche per questo, la sua scelta di mollare sta facendo molto discutere.

«In questo momento preferisco non parlare, ho solo bisogno di riflettere», risponde Sardelli. E dalla Regione, che sul progetto ha investito tempo e credibilità (è alla base del piano presentato al ministero della Salute per il mantenimento dello status di Irccs) traspare irritazione: «Il dottor Sardelli era convinto e pienamente coinvolto», si limita a dire il capo del dipartimento Salute, Giancarlo Ruscitti. La linea è che non si tratta, per evitare un possibile «tira e molla» sull’eventuale ritiro della domanda di pensionamento, e soprattutto che non si torna indietro: la chirurgia toracica, insomma, non tornerà al San Paolo.
Il direttore generale dell’Oncologico, Antonio Delvino, in questi giorni è in attesa del via libera del ministero al rinnovo del suo incarico per altri tre anni: i feedback romani sembrerebbero andare in senso negativo perché la designazione da parte della giunta pugliese (14 settembre) è arrivata dopo il compimento dei 65 anni, età che è considerata limite invalicabile per i direttori generali, anche se la Regione vorrebbe valorizzare una circolare della Funzione pubblica che autorizza il trattenimento in servizio di chi non ha raggiunto i 40 anni di contributi. Si vedrà nei prossimi giorni.

Nel frattempo, Delvino si mostra dispiaciuto per la vicenda Sardelli: «Non ne conosco le motivazioni - dice - e spero che riveda la sua decisione. A me ha detto di essere contentissimo dell’andamento dell’attività, che le sale operatorie sono le migliori in cui ha lavorato. In un mese e mezzo ha svolto 80 interventi senza il minimo problema di infezioni, cosa che può capitare. Questo mi lascia tranquillo». Sembrerebbe che Sardelli abbia avuto qualche discussione con i colleghi sull’organizzazione del servizio, su cui la Regione non ha lesinato: 8 chirurghi toracici per 10 posti letto e senza compiti di supporto all’emergenza (il Policlinico di Bari ne ha 5 per 20 posti e deve garantire pronto soccorso e consulti). «È un problema di efficienza dell’ospedale che pure mi sono posto - dice Delvino -, non è un problema dei singoli medici ma di impostazione generale, non essendoci le funzioni di emergenza».

Fatto sta che dopo l’addio di Sardelli, già cinque infermieri hanno chiesto di rientrare in Asl, al San Paolo: è una possibilità prevista dal protocollo d’intesa. La Regione deve dunque correre ai ripari per evitare che il progetto del polo oncologico, molto qualificato anche sul fronte della terapia chemioterapica e dell’anatomia patologica, si areni dopo una ottima partenza. E se dovesse essere confermato il «no» del ministero a Delvino (dopo quello alla nomina di Silvana Melli all’Irccs di Castellana), anche la partita dei direttori generali diventerebbe ancora più complicata.

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