Giovedì 19 Luglio 2018 | 09:59

L'incidente sul lungomare

Bari, la tragedia di Vinny
Cassazione: nuovo processo

Lo schianto di 15 anni: morirono Vinny Moretti e Mariaesther Martino. In dubbio l'assoluzione di chi guidava l'auto su cui viaggiavano le due vittime. L'attività di una Fondazione in loro ricordo

Bari, la tragedia di VinnyCassazione: nuovo processo

Nel riquadro Vinny Moretti

GIOVANNI LONGO

Vent’anni lui, 19 anni lei. Erano cugini e avevano appena trascorso una serata in discoteca. Sulla strada del ritorno il tragico impatto tra l’auto a bordo della quale viaggiavano e un’altra che andava in direzione opposta. Sono trascorsi oltre 15 anni dalla tragedia. Entrambi, attraverso l’associazione che prende il nome di uno dei due, sono diventati il simbolo della lotta per evitare il ripetersi di quelle che un tempo si chiamavano le «stragi del sabato sera». Adesso, tre lustri dopo, sarà celebrato un processo di appello bis sulle presunte responsabilità nell’incidente stradale che il 14 aprile 2002 causò la morte di Vincenzo Moretti, detto Vinny, e di sua cugina, Mariaesther Martino, Mary per chi la conosceva.

Nei giorni scorsi, infatti, la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dai familiari delle vittime, assistite dall’avvocato Francesco Paolo Sisto, ha annullato con rinvio la sentenza di secondo grado che nell’ottobre 2016 aveva confermato l’assoluzione del giovane che era alla guida della Ford Ka a bordo della quale viaggiavano le due vittime, e che aveva condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione un cittadino albanese, conducente dell’altra vettura, una Alfa Romeo 164, coinvolta nel sinistro.

I giudici della Suprema Corte, più nel dettaglio, hanno ordinato alla Corte di Appello di Bari di valutare se vi fu concorso di colpa nel causare l’incidente. La notte del tragico schianto avvenuto sul lungomare di Bari, la Ka con a bordo le vittime, che viaggiava in direzione Bari, si scontrò frontalmente con la 164 guidata dall’albanese. Le parti civili, assistite dall’avvocato Sisto avevano chiesto di rivalutare la posizione di entrambi i conducenti dei mezzi e non soltanto dell’albanese, sulla base di alcuni elementi emersi nel corso delle indagini a partire dalla elevata velocità alla quale viaggiava l’auto con a bordo le due vittime. In un tratto in cui il limite era di 30 km/h la velocità della Ka era stata rilevata tra i 105 e i 110 km/h. Se la velocità fosse stata inferiore, è la tesi, l’impatto si sarebbe potuto evitare. Anche i segni di scarrocciamento lasciati sull’asfalto, stando al ricorso, sono elementi che nella sentenza di merito non sarebbero stati presi nel debito conto. Per non parlare della circostanza che le quattro persone a bordo della Ka non indossavano le cinture di sicurezza, una «concausa» del tragico evento. Il conducente, è la tesi, avrebbe dovuto preoccuparsi che i passeggeri la indossassero.

Di qui un nuovo processo di merito, chiesto dalla parte civile ma ai soli fini civilistici. Anche se la prescrizione è dietro l’angolo, un eventuale secondo giudizio di secondo grado dovrà stabilire se ci fu un concorso di colpa. Una circostanza, con tutta evidenza non secondaria anche ai fini dei risarcimenti.

Subito dopo l’incidente la famiglia di Moretti diede vita alla Fondazione «Ciao Vinny» che da anni si batte con cuore, sensibilità ed energia, non solo a Bari, per promuovere numerose attività sulla sicurezza stradale. Le vittime erano giovani e amavano la vita e il sano divertimento. Quella sera avevano ballato fino all’alba al «Bolina», all’epoca un «tempio» del divertimento barese. Quell’impatto sul lungomare di San Giorgio è diventato un simbolo della lotta alle stragi sulla strada. Uno schianto terribile che segnò un momento di svolta anche sul piano culturale. Un monito perché non ci fossero più altre tragedie come quella. Con un obiettivo nobile quanto difficile da raggiungere: sensibilizzare i più giovani sui rischi che si corrono sull’asfalto. Affinché quelle morti, vicende giudiziarie lunghe e complicate a parte, non rimanessero vane.

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