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Martedì 21 Novembre 2017 | 05:36

SCUOLA

«Alternanza scuola-lavoro»
Lettera di una liceale a Emiliano

scuola, aula scolastica

di ILARIA LA COSTA*

L’alternanza scuola-lavoro è stata per me la prova tangibile di quanto il liceo classico possa essere strettamente collegato con il mondo del lavoro. Ho avuto occasione di fare da guida per il Fai, presentando monumenti e luoghi di grande valore storico, e ho sperimentato come uno studio teorico si possa trasformare in qualcosa di pratico. Per questo l’alternanza scuola-lavoro rappresenta un metodo didattico innovativo, che risponde alle esigenze del mondo esterno e, se correttamente programmata ed eseguita, può essere per noi giovani momento di crescita personale.

Tuttavia, questa novità nella scuola sin dall’inizio ha presentato problemi che le singole scuole hanno dovuto affrontare autonomamente. Il fatto che centinaia di studenti in tutta Italia siano scesi in piazza a protestare contro l’alternanza dimostra che i gravi problemi emersi hanno messo in crisi un’idea che, appunto, nasceva con intenti positivi. I ragazzi manifestano perché sono insoddisfatti e sono insoddisfatti perché il secondo passo dopo un’idea è cercare di realizzarla nel modo migliore possibile.

Ma il governo in questo non ci ha aiutato. Ogni studente deve aver conseguito, al termine del quinto anno, il monte ore obbligatorio di quattrocento ore negli istituti tecnici e di duecento nei licei. Le ore obbligatorie di alternanza risultano eccessive in una scuola che ha soprattutto il compito di trasmettere il sapere, poiché prevalgono sulle ore destinate alle materie curriculari. Conoscere la nostra storia e la nostra cultura è importante tanto quanto un primo approccio lavorativo per preparare i giovani alla società in cui vivranno, in modo che essi siano prima in grado di «comprendere» quella società e poi di farne parte.

Tuttavia questo problema non è stato il solo a scatenare la reazione e il malcontento di migliaia di giovani e della scuola. Si è riluttanti verso questo progetto non perché la scuola non sia propensa al cambiamento, ma perché essa non è finanziata adeguatamente dallo Stato per riuscire a renderlo efficiente. Infatti la formazione degli studenti, salvo prestazioni volontarie, come nel caso del Fai, avviene solitamente in aziende, in piccole imprese che, per occuparsi di un determinato numero di ragazzi sceglie come tutor esterni dei loro dipendenti. Se non ci sono sovvenzioni dello Stato, come il progetto dell’alternanza prevede, è naturale che diventa arduo trovare aziende disposte a formare i giovani e, qualora si riesca, non è detto che esse si impegnino adeguatamente nella loro formazione, contribuendo a rendere maggiormente negativa e poco utile l’alternanza scuola-lavoro. A ciò si aggiunga il fatto che bisognerebbe essere liberi di scegliere l’alternanza che è più affine alle attitudini individuali, all’indirizzo di studio, alle aspirazioni per il futuro. Chiunque sia obbligato a fare qualcosa a cui non è interessato già in principio parte prevenuto.

L’alternanza non deve essere un incubo per gli studenti, ma, purtroppo, ad oggi i punti a suo sfavore sono molteplici. I giovani rappresentano la parte più importante della società e, se si vuole dar loro rilievo, non bastano le idee, se non si è in grado o, forse, non si è capaci di renderle concrete.

Caro presidente Emiliano, mi piacerebbe avere la possibilità di incontrarla per proporle qualche iniziativa di noi ragazzi, affinchè la Puglia dimostri che ha a cuore i giovani e che interviene in questi casi, perché gli studenti di oggi saranno appunto gli uomini di domani.

*Studentessa Licei Cartesio (componente Consiglio di Istituto)

Triggiano (Bari)

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Commenti all'articolo

  • Lazzarone

    27 Ottobre 2017 - 21:09

    D'accordo con la studentessa su ciò che scrive, ricordo che negli anni sessanta già nel periodo scolastico vi erano materie di studio diversificati per gli alunni ed alunne che per i ragazzi erano falegnameria,meccanica e idraulico,mentre per le ragazze altri orientamenti, ed erano le scuole stesse che consigliavano agli alunni l'indirizzo migliore per il futuro.Da quando la scuola è cambiata ho assistito ad un peggioramento progressivo fino ai nostri giorni dove un ragazzo è OBBLIGATO ad andare a scuola senza avere un domani migliore e questo è colpa dei governi che abbiamo visto che per loro la scuola Pubblica è solo una perdita di DENARO,mentre fanno propaganda per la scuola privata

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