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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 15:55

sentenza di cassazione

Uccise Paola Labriola
confermata condanna a 30 anni

Uccise Paola Labriolaconfermata condanna a 30 anni

BARI - La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per il 40enne Vincenzo Poliseno, imputato per l’omicidio volontario - aggravato da crudeltà e futili motivi - della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa con 70 coltellate il 4 settembre 2013 mentre era a lavoro nel centro di salute mentale di via Tenente Casale, nel quartiere Libertà di Bari. I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso presentato dell’avvocato dell’ imputato, Filippo Castellaneta, rendendo definitiva la condanna.

Nei primi due gradi di giudizio l’uomo era stato sottoposto a perizie psichiatriche che ne avevano dichiarato la capacità di intendere e volere. La difesa aveva chiesto l’annullamento della sentenza di condanna proprio sul presupposto che la seconda perizia fosse viziata. «Speravo in un esito diverso. - ha commentato l’avvocato Castellaneta - Poliseno per me non era pienamente cosciente al momento del delitto».

Sull'omicidio, ed in particolare sulle presunte responsabilità della Asl di Bari che non avrebbe garantito la sicurezza sul luogo di lavoro della dottoressa Labriola, contribuendo così a causarne la morte, è ancora in corso in primo grado un altro processo nei confronti di sei persone, tra le quali l’ex direttore generale della Asl di Bari Domenico Colasanto. Agli imputati il pm Baldo Pisani, che ha coordinato le indagini della Squadra Mobile, contesta, a vario titolo, i reati di morte come conseguenza di altro reato, omissione di atti d’ufficio, falso e induzione indebita a dare o promettere utilità. In questo processo, come in quello nei confronti dell’assassino, è costituita parte civile la famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Michele Laforgia.

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