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Martedì 21 Novembre 2017 | 22:29

polemiche

«La mamma di Nicolina
doveva restare ad Ischitella»

«La mamma di Nicolinadoveva restare ad Ischitella»

BARI - Nicolina Pacini, la 15enne uccisa con un colpo di pistola in faccia sparato dall’ex compagno della madre lo scorso 22 settembre a Ischitella (Foggia), «doveva essere protetta» dice il legale della famiglia, che addossa le responsabilità relative all’affidamento e alla tutela della minore ai servizi sociali e ai Tribunali minorili di Firenze e Bari. Ma dal capoluogo pugliese il presidente del Tribunale per i Minori, Riccardo Greco, replica ricordando che Nicolina e suo fratello erano stati affidati ai servizi sociali con la madre presso i nonni, sostenendo che «l'unica ad aver violato quel provvedimento è proprio la mamma, che li ha lasciati ed è andata via», tornando a Viareggio.

In un botta e risposta a distanza, il legale della famiglia di Nicolina, l’avvocato Gelsomina Cimino, insiste sul fatto che l'ultimo provvedimento emesso dal Tribunale per i Minorenni di Firenze nell’ottobre 2013 «consacra la responsabilità dei servizi sociali e dei Tribunali». «Nicolina - dice l’avvocato Cimino - doveva essere protetta e quella mattina non doveva trovarsi là dove ha incontrato l’assassino già denunciato e già conosciuto per i suoi gesti estremi».
Prima che i bambini si trasferissero con la mamma in Toscana era stato il Tribunale per i Minorenni di Bari ad occuparsi di Nicolina e di suo fratello, disponendo il collocamento in comunità a Viareggio. Lo stesso Tribunale si era poi dichiarato incompetente nel 2012 proprio «sul presupposto - si legge in un successivo provvedimento della magistratura minorile toscana - che i minori fossero collocati presso la comunità di Viareggio».

In realtà, ricostruisce il Tribunale per i Minorenni di Firenze, «dal novembre 2011 la madre si era allontanata con i figli recandosi dai propri genitori» a Ischitella. Nell’ottobre 2013, quindi, il Tribunale per il Minorenni di Firenze aveva disposto l'affidamento dei minori ai servizi sociali di Ischitella e il loro collocamento con la madre presso la residenza dei nonni materni. Aveva conseguentemente dichiarato la propria incompetenza (essendo i bambini tornati in Puglia), incaricando i servizi sociali di Ischitella di rivolgersi alla magistratura minorile di Bari qualora la situazione avesse richiesto «la revoca o la modifica del presente provvedimento». Questo avveniva quando Antonio Di Paola, il 37enne che ha ucciso Nicolina e si è suicidato, ancora non frequentava la mamma. La madre poi, dopo la fine della relazione con Di Paola, era tornata in Toscana, mentre i bambini erano rimasti con i nonni a Ischitella. «Della successiva situazione di pericolo - spiega il presidente Greco - il Tribunale per i Minorenni di Bari non è mai stato informato». (di Isabella Maselli, ANSA) 

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