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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 00:19

operazione «Mitica»

Fatture false per 107 milioni
nove arresti a Bari e provincia

Guardia di Finanza

BARI - C'è anche l’avvocato barese Fabio Casalini, già coinvolto in passato in indagini su truffe alle assicurazioni e usura, fra gli indagati a piede libero nell’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dal pm Francesco Bretone, su un presunto giro di fatture false per oltre 100 milioni di euro, che oggi ha portato all’arresto di nove persone, fra cui 8 imprenditori e un commercialista. Nel corso delle indagini sono state proprio le dichiarazioni di Casalini a fornire agli investigatori elementi utili a ricostruire la presunta attività illecita di quella che è ritenuta una vera e propria associazione per delinquere finalizzata a commettere reati fiscali.

Casalini, legale rappresentante di due delle società cartiere usate dal sodalizio per far girare il flusso di denaro illecitamente accumulato, ha raccontato di linguaggi in codice usati per quantificare il contante da consegnare e di rapporti con un non meglio identificato «canale romano». «Da alcuni imprenditori romani - ha spiegato Casalini - potevamo ottenere circa 100mila euro a settimana pagando una provvigione del 3 per cento» con «bonifici fatti all’estero». Al legale sarebbe stato "consegnato un telefonino usa e getta con memorizzato un solo numero in rubrica contraddistinto dalla lettera A. Dall’altro capo del telefono ci veniva detto: 'sono il direttore, da ora in poi il telefonino squillerà una volta al giorno nei giorni feriali e vi daremo indicazioni sugli ordini dei bonifici esteri da farè». Ad ogni consegna di denaro, poi, «la persona che arrivava da Roma si riprendeva il telefonino e ne lasciava uno nuovo, con un nuovo numero e una nuova sim».

Queste consegne di denaro erano già tenute sotto controllo dai finanzieri mediante intercettazioni. In due occasioni, infatti, a luglio e a novembre del 2016, alcuni indagati sono stati perquisiti e gli sono stati sequestrati contanti per 110mila euro la prima volta, nascosti sotto il sedile di un’auto, di 60mila euro la seconda, occultati in una cartellina. Dagli accertamenti, inoltre, è emerso che per indicare la quantità di denaro da consegnare venivano usati linguaggi criptici, come orari, collaudi o metrature di materiale. Se, per esempio, ci si dava appuntamento per la consegna dei soldi alle 17.50, voleva dire che l’incontro era alle 17 con 50 mila euro.

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